Nov 262016
 

Pestata dal marito per vent’anni, poi trova la forza di denunciare: “Voleva uccidere me e i figli”

Se un uomo ti picchia, non può essere amore. Se ti sfrutta, ti umilia, ti minaccia e ti massacra di botte, non può esserci amore. Lunga la lista dei nomi di donne, morte per mano del loro compagno o marito; una scia di sangue che non trova spiegazione. Ma c’è chi riesce a salvarsi da quell’inferno di violenze maturate all’interno delle mura domestiche, come la storia di Sarah (nome di fantasia per tutelare la vittima), 46 anni, che ha scelto di raccontarci i suoi vent’anni di inferno a fianco di un uomo che è arrivato a minacciarla di morte pur di non essere lasciato, nonostante l’abbia spedita più volte in ospedale a causa di una furia cieca che lo assaliva improvvisamente. Da quel matrimonio nasceranno 4 figli e saranno proprio loro a dare la forza a Sarah di liberarsi da quell’inferno in casa. 

La coppia si sposa giovanissima, poi arriva in Italia, si trasferisce in Umbria, con la speranza di costruirsi un futuro, ma la “luna di miele”, purtroppo, dura poco. Prima le violenze verbali e  psicologiche, poi quelle fisiche, anche davanti ai figli piccoli: “Sfogava la sua rabbia contro di me, diceva che ero una cosa sua e che quindi poteva fare ciò che voleva”. Lei è sola, non ha parenti, e poi ha quei bambini da crescere. “Ha iniziato a riempirmi di botte subito dopo il matrimonio, ma negli 89/90 ancora non c’erano i centri anti violenza, quindi non sapevo a chi rivolgermi. Parlai con le forze dell’ordine, ma mi dissero che, dopo aver presentato denuncia, sarei dovuta tornare a casa. Sarebbe stata una tragedia”. 

“Poi un giorno, ha iniziato a prendersela anche con i nostri figli, è stato quello il campanello d’allarme che mi ha portato a trovare la forza di affrontare la situazione. In particolare, arrivò a minacciarmi con un coltello, sia a me che a nostro figlio più grande, urlando che ci avrebbe ammazzato e che i nostri corpi sarebbero stati ritrovati solo dopo la sua fuga”. Mi ha minacciata perchè ho avuto la forza di dirgli basta, ma quella volta ho creduto davvero che lui volesse farci fuori”.

Esasperata, si rivolge ai carabinieri (intanto sono passati anni),  mostra i lividi dei pugni e racconta di essere stata minacciata di morte. “Lui ci ha seguiti con la macchina, e anche in quella occasione, ha cercato di ammazzarci speronandomi con l’auto”. Il giorno dopo, prepara le valigie e scappa: resterà in un centro anti-violenza per circa un mese. Intanto nei confronti del marito viene emessa l’ordinanza dell’obbligo di non avvicinarsi alla donna e ai suoi figli: ordinanza, puntualmente non rispettata. Sarah esce dal centro anti violenza e torna a casa, ma l’uomo continua a perseguitarla.

A quel punto, per il marito violento scattano gli arresti domiciliari: “Io ho preso una casa in affitto, lavoro e sto con i miei figli. Grazie anche all’associazione Margot, che si occupa di violenza sulle donne, ho trovato un grande aiuto, come in una famiglia. Il messaggio che vorrei urlare a tutte le donne è quello di denunciare, denunciate e liberatevi dal vostro aguzzino, dobbiamo dire no a chi ci vuole cancellare come essere femminile. A chi vuole annientarci. Ci sono persone disposte ad aiutarti, come è successo con me”.

 

Una storia di coraggio, quella di Sarah, anche se nulla potrà ripagarle di tanti anni di orrore e violenza, ora potrà ricominciare una nuova vita e voltare pagina. Non siamo sole. Dire basta e denunciare è l’unica arma contro quel tipo di uomini che per “amore”, massacrano di botte.

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