Vanna Ugolini

Mag 202019
 

Da “La mente è meravigliosa”. 31.01.2015

La nostra vita sociale inizia già dalla tenera età, in compagnia di fratelli e genitori. Tuttavia, sono i genitori a delineare il nostro futuro e noi stessi. Per questo motivo quando i genitori sono violenti assumono modelli e condotte che ci influenzeranno a vita. Siete dei genitori violenti? Sapete come identificarne uno?

Definire la violenza

Comunemente associamo il termine “violenza” al male fisico, ma questo grave problema può indicare anche la violenza psicologica. Questa si manifesta attraverso parole taglienti, atteggiamenti di disprezzo verso gli altri e addirittura l’indifferenza. Tutti questi atteggiamenti finiscono per ferire i bambini in modo cosciente o no.

Perché i genitori sono violenti con i figli?

Le ragioni di questo comportamento sono diverse e in ogni caso sono molto specifiche. Tuttavia, ecco le più comuni:

– Troppo stress o stanchezza. Gli obblighi a cui dobbiamo adempiere oggigiorno sono troppi e possono far sì che i genitori perdano il controllo una volta arrivati a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Questa situazione può presentarsi tanto negli uomini che nelle donne.
– Educazione ricevuta. Sfortunatamente gli atteggiamenti violenti tendono a ripetersi, e quando un genitore è stato vittima di questa stessa violenza durante la sua infanzia di solito educa i suoi figli allo stesso modo.
 Ricerca di una valvola di sfogo per la violenza subita. Questo accade quando uno dei genitori ha comportamenti violenti verso l’altro e la vittima diventa carnefice, riversandosi sui bambini per riottenere il controllo. Purtroppo in questa situazione nessuno ha il benché minimo controllo e tutti i membri della famiglia ne risultano coinvolti.

Quali sono le conseguenze di genitori violenti sui figli?

È inevitabile che i bambini che subiscono violenza da parte dei genitori si vedano influenzati negativamente nelle proprie abilità sociali, ma ognuno svilupperà una personalità diversa:

 il bambino scontroso. È quello che cerca di proteggersi attraverso l’isolamento. Di solito questi bambini sono timidi e faticano a socializzare. Sono normalmente molti insicuri e da adulti la situazione può non cambiare troppo, potendo addirittura permettere che altre persone li aggrediscano.
 il bambino aggressivo. Al contrario del bambino scontroso, questa personalità cerca di far uscire la sua ira aggredendo gli altri nello stesso modo in cui è stato o viene aggredito lui. Da adulto può diventare una persona molto violenta che fa del male a chi lo circonda, ripetendo lo stesso modello di violenza.
 il bambino protettore. Questa caratteristica è comune ai figli maggiori che di solito sentono l’obbligo di proteggere il padre o la madre e i fratelli vittime. Crescendo possono diventare adulti che cercano le situazioni di conflitto con l’intenzione di continuare a proteggere.

I figli di oggi sono i genitori di domani

La violenza all’interno della famiglia è una situazione terribile per chi la vive, ma nel caso dei figli è molto più grave perché questi verranno segnati per sempre e ciò potrebbe far sì che siano infelici per il resto della loro vita.


https://lamenteemeravigliosa.it/i-genitori-violenti-distruggono-la-vita/?fbclid=IwAR1wpueJVSZMUqGoTSPA4PxSFXt4oQQaR1Mu8JLhdvlO0YD_GTRw1SaQmw0

Mag 202019
 

Da “Firenza Today”. 29.03.2019P

Nello zaino l’uomo aveva anche un coltello da cucina.PNella tarda serata di ieri, una richiesta di aiuto è arrivata al 112 e immediatamente una pattuglia del Nucleo radiomobile di Firenze è corsa in via Canova. Qui una donna aveva segnalato la presenza di un 38enne italiano, con il quale aveva avuto una relazione nel marzo 2018, che aveva  minacciato e aggredito prima lei, e poi il suo ex marito.

L’uomo, più volte denunciato in passato per condotte analoghe nei confronti della donna, non aveva accettato che l’ex marito si fosse recato a casa della donna per incontrare il figlio: mentre i tre si stavano salutando, il 38enne si è avvicinato all’uomo intimandogli di non recarsi più a casa della ex.

 La donna si è frapposta tra i due per dividerli, e mentre l’ex marito si allontanava a piedi, il 38enne le ha sferrato uno schiaffo spingendola piu ripetutamente contro una ringhiera, facendole battere la test. Poi, appena ha notato la presenza di alcuni vicini, è fuggito in bicicletta.

I carabinieri sono riusciti a rintracciare il 38enne nonostante i vani tentativi di nascondersi in un palazzo. Fermato, l’uomo è stato trovato anche in possesso di un grosso coltello da cucina, nascosto nello zaino. Immediatamente è stato arresto per atti persecutori.“

http://www.firenzetoday.it/cronaca/picchia-ex-compagna-via-canova-carabinieri.html?fbclid=IwAR1-SiS9bpT7HT7J25Q5BVGfp85zJNZaR3PqzIOvpCcaCXlFLSljsMUTc54

Mag 202019
 

Da “Repubblica.it”. 28.03.2019

Bocciata una proposta di Boldrini. Le parlamentari di Pd e Forza Italia protestano per l’esclusione del tema dal dl “Codice rosso” e occupano la Camera. Poi l’intervento del vicepremier che sconfessa anche la pentastellata Sarti

Le forze parlamentari non trovano un accordo per una legge che punisca il revenge porn, ossia la diffusione per vendetta di immagini sessuali private. Litigano in Parlamento, e alla fine Luigi Di Maio da New York interviene sconfessando la linea seguita per tutta la giornata dalla maggioranza: “L’emendamento al revenge porn si può votare. Noi lo votiamo, la Lega non so”. In mattinata alla Camera un emendamento di Laura Boldrini (Leu) sul tema era stato bocciato dalla maggioranza gialloverde per 14 voti. Le parlamentari di Forza Italia e Pd avevano occupato nel pomeriggio l’aula di Montecitorio dove si discutevano le norme del decreto Codice rosso contro la violenza di genere e domestica: a quel provvedimento l’opposizione aveva proposto gli emendamenti sul revenge porn. La seduta stata era sospesa: l’esame del provvedimento riprenderà martedì.

IL VIA LIBERA DEL VICEPREMIER 5S

“Per me quell’emendamento è un primo passo – dice Di Maio in serata –  martedì quando torneremo in aula si può benissimo votare. Poi c’è da approvare un disegno di legge organico”. Il riferimento del vicepremier è alla proposta di legge che i 5 Stelle hanno presentato in mattinata, alla presenza della madre di Tiziana – la ragazza di Napoli morta suicida per i video intimi diffusi in Rete – che supporta l’iniziativa.

LA BOCCIATURA E LA PROTESTA

Resoconto di una giornata difficile. Prima era stato bocciato l’emendamento Boldrini – nonostante la richiesta unitaria dell’opposizione di approvarlo – che puntava a inserire nel ddl Codice rosso una nuova tipologia di reato legata al revenge porn: i sì erano arrivati a 218, i no 232. 

Poi nel pomeriggio l’intervento durissimo di Stefania Prestigiacomo  di Forza Italia: “Oggi stiamo scrivendo una bruttissima pagina di storia parlamentare, abbiamo vissuto in passato momenti esaltanti in quest’aula quando, grazie all’operosità e all’intelligenza innanzitutto delle donne di tutti gli schieramenti ma anche con il supporto dei colleghi, abbiamo saputo rinunciare a primogeniture in nome dell’approvazione di valori che sono oggi pilastri nel nostro ordinamento giuridico. Ricordo il giorno in cui abbiamo approvato la legge che modificava il reato di violenza sessuale da reato contro il costume a reato contro la persona. Tutte le donne parlamentari firmarono quel progetto di legge indipendentemente dai partiti: la prima firma era Finocchiaro, la relatrice della legge, con il consenso di tutti, era Alessandra Mussolini. Oggi invece in nome dell’egoismo e in nome di una ostinazione incomprensibile noi stiamo rinunciando alla possibilità di dare seguito ad atti votati da quest’aula perchè ricordo che nel mese di novembre abbiamo approvato una mozione a prima firma Carfagna che invocava un intervento della maggioranza e del governo su un tema come questo. In questo momento stiamo disattendendo ad un impegno assunto da quest’aula all’unanimità”.


BOSCHI: “DOV’È LA MINISTRA BONGIORNO?”

Poco dopo le parlamentari d’opposizione hanno occupato i banchi del governo e la seduta è stata sospesa. Ma nella giornata tante donne che siedono in Parlamento avevano commentato in modi differenti il tema della giornata. E su Twitter anche Maria Elena Boschi del Pd interviene: “Alla Camera Lega e M5S stanno bocciando tutti gli emendamenti che introducono il revenge porn. Dove è la ministra Bongiorno? Se ha a cuore davvero le donne vittime di violenza, faccia cambiare idea al suo governo”. Alla fine la conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso: il ddl Codice Rosso slitta a martedì 2 aprile.

L’INTERVENTO DI GIULIA SARTI

Su Facebook aveva parlato anche Giulia Sarti, la deputata Cinque stelle a sua volta vittima della diffusione di foto intime: “Ringrazio tutti coloro che in questi giorni hanno espresso reale e sincera vicinanza nei miei riguardi.  A tal proposito, in virtù di quel che ho passato, io così come molte altre donne purtroppo, ci tengo a sottolineare che il caso in questione, cosiddetto ‘Revenge porn’, discusso in queste ore nell’ambito del Codice Rosso, non può certo risolversi attraverso l’approvazione di un mero emendamento. Al contrario, la materia è talmente delicata da richiedere un ampio dibattito non solo parlamentare, bensì giuridico-sociale, volto dapprima a coinvolgere esperti, vittime, famiglie, analisti, giuristi e tutte le varie articolazioni dello Stato competenti come la Polizia postale e delle comunicazioni. È un tema importantissimo, una sua seria regolamentazione non può rischiare di nascere monca”.

LA PROPOSTA 5 STELLE

Intanto al Senato i 5S presentavano la loro proposta sul revenge porn: scritto da Elvira Evangelista, prevede da 6 mesi a 3 anni di carcere per chi pubblica foto o video privati sessualmente espliciti senza l’espresso consenso delle persone rappresentate “al fine di provocare nelle persone offese gravi stati  di ansia, timore o isolamento” e la possibilità di inoltrare al gestore del sito web o social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti. La pena diventa da 1 a 4 anni se a farlo è il partner o l’ex partner della persona offesa; e da un 5 a 10 anni se la persona offesa si toglie la vita e sono previste inoltre linee guida per la formazione degli studenti e del personale scolastico.

https://www.repubblica.it/politica/2019/03/28/news/_revenge_porn_stralciato_un_occasione_persa_e_le_donne_di_forza_italia_occupano_i_banchi_del_governo_alla_camera-222736000/?fbclid=IwAR0PawjKQA240BJedLjq_20_XonvYGzLw35futkOFmJnLp41F8QeJyPUQTY



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Mag 202019
 

Da “Umbria Journal”. 28.03.2019

Bullibox, fermare il bullismo, come? Ora c’è una cassetta per messaggi

La Bullibox, come già da studi in materia effettuati all’estero e varie esperienze in altre scuole dislocate in altre regioni d’Italia, è un valido strumento per un primo intervento di contrasto al bullismo.

Infatti la box sarà dislocata in un punto strategico della scuola e, ogni vittima, ma anche ogni ragazzo spettatore di azioni prevaricatrici verso un suo compagno o una sua compagna potrà trovare il coraggio di chiedere aiuto anche in forma anonima, scrivendo soltanto cosa vede o cosa vive e in che classe accade l’azione di violenza.

Tutto questo verrà poi gestito dal professore referente che tramite le sue competenze o quelle dislocate nel territorio, come la nostra associazione con la psicoterapeuta Lucia Magionami, mirerà a fare interventi mirati in classe con funzioni collaborative e non competitive. Come ad esempio con l’ausilio di altri tipi di discipline come lo sport o il teatro.

Noi di Libertas Margot crediamo in questo progetto di legalità e di altri linguaggi che rimettono al centro la carta e la penna invece che la comunicazione digitale spesso causa di cyberbullismo.

Mag 202019
 

Da “Fanpage.it”. 28.03.2019

Dopo aver rischiato di morire bruciata viva dal suo ex Ciro Russo, dal suo letto d’ospedale Maria Antonietta Rositano è l’immagine della positività. “Non vedo l’ora di guarire il prima possibile per poter riabbracciare mio figlio” ha detto per poi commentare scherzosamente l’intervento a cui si è appena sottoposta: “Sono contenta, mi hanno anche fatto la liposuzione”.

“Sono contenta, qui mi hanno fatto anche la liposuzione”. È l’immagine del pensiero positivo e del buonumore, Maria Antonietta Rositano, la donna bruciata viva dall’ex a Reggio Calabria e tuttora ricoverata in ospedale per le gravi ustioni. Reduce da un delicato intervento chirurgico, la 42enne si è lasciata intervistare a volto coperto da ‘Storie Italiane” al Policlinico di Bari

“Ci sono tanti momenti di sconforto in cui non ce la faccio nemmeno a girarmi – ha precisato Antonietta – Ma cerco di guardare il lato positivo. Sono già carica per la prossima operazione e non vedo l’ora di guarire il prima possibile per poter riabbracciare mio figlio”. Antonietta si è dovuta sottoporre a un delicato intervento per ricostruire parte dei tessuti danneggiati dal fuoco.”Mi hanno impiantato cellule staminali in alcune parti come le mani e le gambe, piccole placchette sotto gli occhi e nella fronte. Il prossimo intervento riguarderà la gamba destra e il ritocco di altre parti del corpo. L’operazione è stata una passeggiata – ha scherzato – mi hanno anche fatto una liposuzione, sono contenta”.

I fatti sono avvenuti oltre una settimana fa, quando, al culmine di un inseguimento con il suo ex, lui è riuscito a raggiungerla, le ha gettato addosso della benzina e ha appiccato il fuoco. Antonietta ha avuto la prontezza di scendere dall’auto e correre fino a spegnere le fiamme, poi, da sola, ha chiamato i soccorsi. “Muori” le ha gridato lui, “Vado dai miei figli”, le ha risposto lei. Trentasei ore dopo Ciro Russo finiva in manette, mentre Antonietta, circondata dall’affetto dei suoi figli, cominciava il lungo percorso riabilitativo.

https://www.fanpage.it/bruciata-dallex-dallospedale-antonietta-scherza-mi-hanno-fatto-anche-la-liposuzione/


Mag 202019
 

Da “Info Oggi”. 27.03.2019

VARESE, 27 MAR ZO – Una ragazzina di 13 anni è morta dopo essersi lanciata dalla finestra di casa, al settimo piano di un palazzo, ieri sera a Varese. Ancora sconosciute le motivazioni del suo tragico gesto. Soccorsa e rianimata, non è sopravvissuta per i gravi traumi subiti. Sulla vicenda indaga la Polizia di Stato, che al momento non esclude alcuna ipotesi, nemmeno dolosa, alla base del gesto. 


https://www.infooggi.it/articolo/ragazzina-si-suicida-lanciandosi-da-balcone-di-casa-varese/112787?fbclid=IwAR3hBZu6X-tiVrZSt715WXPCdshRnYaVJnHttkefla45RQZFl4MQjkQ9T8o

Mag 152019
 

Da “Leggo.it”. 27.03.2019

Un vero e proprio invito al sucidio che il piccolo Kevin Reese jr ha drammaticamente accolto. Il bimbo di 10 anni del Texas si è impiccato dentro l’armadio della sua stanza. Non ha retto gli atti di bullismo ai quali era sottoposto da parte dei compagni di scuola. L’ultimo messaggio ricevuto sul suo tablet è inequivocabile: «Ucciditi, non appartieni a questo mondo», gli hanno scritto. 

La mamma del piccolo ha raccontato alcuni episodi che lo hanno visto vittima di bullismo. «A novembre è tornato a casa da scuola piangendo perché non ha reagito agli insulti e uno dei ragazzi gli ha dato un pugno». Ma la scuola aveva risposto che non c’erano prove di una «lotta fisica» e che non hanno mai riscontrato alcun atto di bullismo. 

Nonostante le denunce gli abusi continuavano e a fine gennaio il figlio si è tolto la vita. Ora la donna lotta per evitare che possano accadere di nuovo. «Mio figlio ne aveva avuto abbastanza e si è chiuso nel suo dolore». Poi l’invito alle famiglie: «Fai attenzione a tuo figlio, non dare per scontato che le cose vengano gestite dalla scuola».

https://www.leggo.it/esteri/news/bambino_impiccato_10_anni_bulli-4389349.html?fbclid=IwAR3UetjroqffEBlNPyR5SGkvml3JDG79g_pxB8RgT3QzMtzfLpjeKXSzCbg

Mag 152019
 

Da “Perugia Today”. 27.03.2019

Si chiama “Bulli Box” ed è stata inaugurata all’istituto Pieralli la scorsa settimana. Domani, invece, arriverà alla Pascoli di Madonna Alta. Ecco come funziona.

Una importante iniziativa contro il fenomeno sempre più dilagante del bullismo e una risposta a tutti quei giovani che cercano un modo sicuro per denunciare le situazioni violente. Si chiama Bulli Box la prima “cassetta postale” collocata all’Istituto Pieralli di Perugia dove ogni studente, anche protetto dall’anonimato, potrà fare segnalazioni, denunciare l’atto subito direttamente o quello subito da altri coetanei. A quel punto saranno in primis gli organi scolastici a valutare la gravità della situazione ed intervenire, decidendo – nei casi più gravi – di attivare anche l’autorità giudiziaria.

L’idea del Bulli Box è stata legittimata dalla psicologa Lucia Magionami dell’associazione Libertas Margot ed è stata disegnata da Angela Rossi e Alessandro Proietti. Domani, invece, sarà l’istituto Pascoli di Madonna Alta ad aprire le porte a questo spazio innovativo reso vivo grazie all’artefice del progetto, Massimo Pici. Il progetto teorico sull’antibullismo è portato avanti nelle scuole da Roberto Carlotti, maestro di arti marziali, e dall’avvocato Emanuele Florindi.

Seguiranno, nei mesi successivi, altri incontri nelle scuole non solo con la consegna del Bulli Box, ma anche con i corsi di autodifesa e incontri per dire no al bullismo.“

http://www.perugiatoday.it/cronaca/bulli-box-inaugurata-la-cassetta-per-la-posta-nelle-scuole.html?fbclid=IwAR3R1XZ-PfvOcJ411vhGSKbanMptPtZpazKM2m-YIR8ZmyIza-vzZo-a2fQ

Mag 152019
 

Da “Huffpost”. 26.03.2019

Editoriale e lettera a Papa Francesco: “silenziate” le denunce sugli abusi sulle religiose. “Sfiducia e delegittimazione, così non potevamo continuare”

Lucetta Scaraffia e le altre 10 donne della redazione della rivista vaticana “Donne, Chiesa, Mondo”, inserto mensile dell’Osservatore Romano, si sono dimesse per protesta contro la direzione del quotidiano della Santa Sede. “Disistima, sfiducia, delegittimazione progressiva. Così non si poteva andare più avanti” afferma piuttosto amareggiata Lucetta Scaraffia, contattata telefonicamente dall’Huffpost, sottolineando il peggioramento delle condizioni di “libertà” e di “rispetto” dentro l’Osservatore Romano.

In particolare la fondatrice dell’inserto mensile denuncia in un editoriale e in una lettera a Papa Francesco la volontà della direzione di silenziare le denunce degli abusi sulle religiose, il ritorno a una selezione “dall’alto” di donne in base all’obbedienza e l’imposizione di un “diretto controllo maschile” sulla redazione. Accuse respinte in una nota da Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, che prende atto delle dimissioni e volta pagina, assicurando che “Donne chiesa mondo” andrà avanti anche senza Scaraffia e le altre.

Professoressa Scaraffia, come è maturata questa decisione?

“Da quando si è insediata la nuova direzione abbiamo vissuto molte difficoltà. Sono almeno due mesi che vediamo la pubblicazione di articoli totalmente opposti rispetto alla linea del nostro mensile, è stato un processo di delegittimazione crescente. È uscito ad esempio un articolo firmato da Monica Mondo, una recensione molto critica su un filmato che mostrava abusi su religiose, che portava avanti posizioni opposte alle nostre”.

Siete state compatte nella decisione di lasciare?

“Sì, siamo 11 donne, ci siamo dimesse tutte. Abbiamo pensato che era meglio andare via noi, prima di essere logorate del tutto. Ci siamo sentiate circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva”.

La situazione è peggiorata con il cambio di direzione all’Osservatore Romano, con l’uscita di Giovanni Maria Vian e l’arrivo di Andrea Monda. Cosa si aspetta ora?

“Non avevamo l’appoggio della nuova direzione dell’Osservatore Romano, indirizzata piuttosto a depotenziarci. Non c’è stato rispetto. Non ci hanno chiamato, eppure sapevano da tempo che sollevavamo questo problema”

Nell’editoriale in cui annuncia la fine della pubblicazione di Donne Chiesa Mondo, Lucetta Scaraffia denuncia il ritorno a una “selezione delle donne che parte dall’alto, alla scelta di collaboratrici che assicurano obbedienza”, e la rinuncia “a ogni possibilità di aprire un vero dialogo, libero e coraggioso, fra donne che amano la Chiesa nella libertà e uomini che ne fanno parte”. Condizioni che impongono alla redazione di interrompere dopo 7 anni l’esperienza del giornale.

L’editoriale di Lucetta Scaraffia.

Con questo numero la redazione interrompe, dopo sette anni, la pubblicazione di “Donne Chiesa Mondo”. Constatiamo infatti che non ci sono più le condizioni per continuare la nostra collaborazione con “L’Osservatore Romano”. Il mensile era nato da una iniziativa femminile autonoma, realizzato da un gruppo di donne che si erano aggregate nel corso degli anni, ed era stato approvato e sostenuto da due papi, Benedetto XVI e Francesco. Si trattava per il Vaticano di un’esperienza nuova per la sua autonomia, premiata dall’attenzione e dell’interesse di cui il mensile, pubblicato in spagnolo da “Vida Nueva”, in francese da “La Vie” e in inglese diffuso in rete, gode nei media di tutto il mondo. Questa linea non ha trovato l’appoggio della nuova direzione dell’Osservatore Romano, indirizzata piuttosto a depotenziare “Donne Chiesa Mondo”, avviando collaborazioni e iniziative che appaiono concorrenziali, con l’effetto di mettere le donne l’una contro l’altra invece di sollecitare confronti aperti, e dimostra così di non considerare i membri della redazione interlocutori sufficientemente “affidabili”. Si torna così alla selezione delle donne che parte dall’alto, alla scelta di collaboratrici che assicurano obbedienza, e si rinuncia a ogni possibilità di aprire un vero dialogo, libero e coraggioso, fra donne che amano la Chiesa nella libertà e uomini che ne fanno parte. Si torna all’autoreferenzialità clericale e si rinuncia a quella parresia tante volte chiesta da papa Francesco, nella cui parola e nel cui magistero tanto ci riconosciamo. Di conseguenza non possiamo che dichiarare concluso il nostro lavoro, interrotto bruscamente benché ci siano ancora progetti aperti – per esempio l’approfondimento dei cinque sensi – e articoli commissionati o addirittura scritti. Ma riteniamo necessaria questa scelta per salvaguardare la nostra dignità ed evitare così il processo di logoramento purtroppo già in corso.

In una lettera a Papa Francesco, inoltre, Lucetta Scaraffia comunica la decisione. “Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito per continuare la nostra collaborazione”. Fa inoltre diretto riferimento al silenzio che si sta cercando di imporre alle denunce sugli abusi sulle religiose.

Lettera di Lucetta Scaraffia a Papa Francesco.

Caro papa Francesco,

con grande dispiacere Le comunichiamo che sospendiamo la nostra collaborazione a “donne chiesa mondo”, il mensile dell’Osservatore Romano da noi fondato, del quale Benedetto XVI ha permesso la nascita proprio sette anni fa e che Lei ha sempre incoraggiato e sostenuto.

Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito per continuare la nostra collaborazione. Con la chiusura di “donne chiesa mondo” si conclude, o meglio si spezza, un’esperienza nuova ed eccezionale per la Chiesa: per la prima volta un gruppo di donne, che si sono organizzate autonomamente e che hanno votato al loro interno le cariche e l’ingresso di nuove redattrici, ha potuto lavorare nel cuore del Vaticano e della comunicazione della Santa Sede, con intelligenza e cuore liberi, grazie al consenso e all’appoggio di due papi.

La nostra iniziativa, come saprà, ha avuto e ha un successo non comune, con un’edizione cartacea in spagnolo pubblicata in spagnolo da “Vida Nueva”, una più recente in francese con “La Vie” e un’edizione in inglese diffusa in rete.

In questi sette anni il nostro obiettivo di dare voce alle donne che, come Chiesa, lavorano nella Chiesa e per la Chiesa, aprendosi a un dialogo con le donne di altre religioni, si è realizzato e ha coinvolto migliaia di laiche e di consacrate, confrontandosi di continuo con il pensiero e con la visione di laici, di consacrati, di presbiteri, di vescovi.

I temi affrontati sono stati tanti: dalle scoperte scientifiche alla presenza politica; dalla rilettura arricchita dalle acquisizioni della storia più recente di sante dottori della Chiesa, come Teresa d’Avila e di Ildegarda diBingen, aldiritto canonico; dalle speciali qualità femminili emerse nell’annuncio del Vangelo e nelle azioni di pacificazione nel mondo alle richieste delle consacrate nella Chiesa di oggi.

In ogni numero è stato dato spazio alla meditazione dei testi evangelici, a cura delle sorelle della comunità monastica di Bose, e all’esegesi biblica da parte di studiose anche non cattoliche. Da questo secondo filone sono nati tre libri sulle donne dell’Antico Testamento, su quelle dei vangeli e su quelle di san Paolo, curati da Nuria Calduch Benages e pubblicati anche in spagnolo.

La nostra redazione, che si è riunita annualmente per un ritiro spirituale di tre giorni presso il monastero di Bose, ha lavorato come laboratorio intellettuale e interiore, attenta ad ascoltare e ad accogliere quanto le lettrici segnalavano come luogo fecondo e come realtà di ricerca, convinte come Lei che la realtà è superiore alle ideologie, per aprire nuove strade di dialogo. E siamo state pronte a percorrere cammini anche inesplorati. Particolarmente ricco e interessante è stato l’approfondimento del rapporto con le donne musulmane, che è stato accompagnato dalla riscoperta di una fitta presenza femminile nell’antica tradizione islamica, oggi quasi ignorata.

Ci siamo sentite spesso come minatori che scoprivano filoni metalliferi preziosi e li portavano alla luce e alla conoscenza di tutti: una vera ricchezza umana e universale, e in questo senso “cattolica”.

Certo, fra le molte lettere che abbiamo ricevuto dalle lettrici, fra cui numerose consacrate, sono emersi anche casi e vissuti dolorosi che ci hanno riempite di indignazione e di sofferenza. Come ben sa, non siamo state noi a parlare per prime, come forse avremmo dovuto, delle gravi denunce dello sfruttamento al quale numerose donne consacrate sono state e sono sottoposte (sia nel servizio subordinato sia nell’abuso sessuale) ma lo abbiamo raccontato dopo che i fatti erano emersi, anche grazie a molti media. Non abbiamo più potuto tacere: sarebbe stata ferita in modo grave la fiducia che tante donne avevano riposto in noi.

Ora ci sembra che un’iniziativa vitale sia ridotta al silenzio e che si ritorni all’antiquato e arido costume della scelta dall’alto, sotto il diretto controllo maschile, di donne ritenute affidabili. Si scarta in questo modo un lavoro positivo e un inizio di rapporto franco e sincero, un’occasione di parresia, per tornare all’autoreferenzialità clericale. Proprio quando questa strada viene denunciata da Lei come infeconda.

Santo Padre, a Lei e al Suo predecessore dobbiamo la gratitudine per questi sette anni di lavoro appassionato che – ne siamo sicure – ha contribuito, se pure in piccola parte, a dare coscienza, pensiero e anima femminili alla Chiesa nel mondo: perché davvero, come si legge nella Sua esortazione apostolica Evangelii gaudium (104) le donne “pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono facilmente eludere”.

La replica di Andrea Monda. Il direttore dell’Osservatore Romano prende atto della decisione, ma sottolinea di aver garantito a Lucetta Scaraffia e alla sua squadra “la stessa totale autonomia e la stessa totale libertà che hanno caratterizzato l’inserto mensile da quando è nato, astenendomi dall’interferire in qualsiasi modo sulla fattura del supplemento mensile del giornale e limitandomi a offrire il mio doveroso contributo (nel suggerimento di temi e persone da eventualmente coinvolgere) alla libera valutazione della professoressa Scaraffia e della redazione del supplemento”. Monda respinge quindi l’accusa di aver voluto “depotenziare il mensile Donne Chiesa Mondo”, spiegando di aver “confermato integralmente il budget” e aver garantito “la traduzione e la diffusione in altri Paesi nonostante la necessità generale di contenere i costi della Curia”. Monda respinge anche l’accusa di aver “selezionato qualcuno, uomo o donna, con il criterio dell’obbedienza” e quella di aver tradito la parresia di Papa Francesco. Quanto al futuro del supplemento mensile, Monda scrive che “non era in discussione. E che dunque la sua storia non si interrompe ma continua. Senza clericalismi di alcun genere”.

https://www.huffingtonpost.it/2019/03/26/lucetta-scaraffia-e-altre-10-donne-della-redazione-donne-chiesa-mondo-si-dimettono-per-protesta_a_23700407/?fbclid=IwAR1LqkzCDMQB2tvnnDH5LABEA5eZdy8tF0oilvaCPx7PKv8vAM0kiweSgbo

Mag 152019
 

Da “Donna Moderna”. 26.03.2019

Dopo le recenti sentenze che hanno ridimensionato le pene per gli autori di delitti contro le donne, si rafforza l’idea che violenti e killer siano più creduti delle loro vittime. Lo conferma una giudice in prima linea per i diritti femminili, che dice: “Noi donne veniamo credute di meno, anche dalle nostre madri o amiche”

Prima le recenti sentenze sui femminicidi di Bologna e Genova, con pene fortemente ridotte per i colpevoli. Poi il caso di Marianna Manduca, uccisa dall’ex marito e ai cui figli è stato deciso che non spetti il risarcimento, nonostante la donna avesse più volte denunciato il coniuge, senza che alle sue parole due pm avessero dato corso. La cronaca rimanda una serie di casi di violenza contro le donne o delitti nei quali le donne non vengono ascoltate, vittime di pregiudizi secondo cui spesso si ritiene che o mentano o esagerino i fatti.

La parola delle donne vale di meno

Una vera piaga che si verifica nelle aule dei tribunali, ma che trova conferme in ogni ambito della vita sociale e culturale italiana, secondo la giudice Paola Di Nicola, autrice del libro La mia parola contro la sua (HarperCollins): “Al di là dei singoli episodi, esiste un problema in questo tipo di reati, in cui la parola di chi denuncia è contrapposta a quella di chi è denunciato: mentre la vittima è obbligata a dire la verità, perché è testimone (altrimenti commette il reato di calunnia o falsa testimonianza), l’imputato ha il pieno diritto di dichiarare il falso o avvalersi della facoltà di non rispondere, previsto dalla legge. In un sistema del genere, è chiaro che la parola di chi ha l’obbligo di dire la verità dovrebbe valere come quella dell’altro, invece continuiamo a vedere donne che non sono credute quando denunciano una violenza” dice la giudice.

Anche madri e amiche sminuiscono la violenza

Paola Di Nicola è figlia di un magistrato e attualmente è in servizio presso il Tribunale penale di Roma. Nominata Wo-Men Inspiring Europe 2014 dall’Agenzia europea EIGE (European Institute for Gender Equality) per il suo impegno contro gli stereotipi di genere, spiega che il problema non riguarda solo il mondo della giustizia: “Esistono dei pregiudizi nel nostro Paese, per cui o non si crede alle donne che denunciano violenza oppure, quando lo si fa, si ridimensionano le loro parole e lo si fa a partire dall’ambito familiare. Le madri o le amiche, al racconto di un maltrattamento, tendono a sminuire i fatti, magari dicendo ‘Forse non hai capito bene’, ‘Forse era nervoso’. È un atteggiamento giustificazionista nei confronti di chi ha commesso la violenza che porta le donne a non essere più consapevoli di aver subito un abuso e dunque a non denunciare” spiega la giudice, che ci tiene all’uso del femminile anche nella definizione delle carriere.

La nostra cultura ridimensiona le donne in ogni ambito

“Il ridimensionamento delle capacità e delle competenze femminili riguarda qualsiasi ambito, non riguarda solo la violenza fisica: quando siamo interrotte mentre parliamo, quando non siamo invitate a discutere di economia o tecniche di costruzioni, quando siamo assenti in alcuni posti di potere, è anche lì che avviene lo svilimento delle donne. Così come avviene quando siamo definite con aggettivi o qualifiche al maschile” spiega Di Nicola, che di recente ha preso anche il cognome della madre, Travaglini, proprio per dare visibilità alle donna, in questo caso a una casalinga.

Paola di Nicola è anche autrice di un libro intitolato La giudice e spiega l’importanza dell’uso del femminile: “Ci tengo ad essere chiamata la giudice perché alle donne è stato vietato per legge l’accesso alla magistratura fino al 1963. Se io oggi posso indossare la toga è grazie alle battaglie condotte in passato da altre colleghe, alle quali io sono riconoscente. Il mio è un femminile che vuole sottolineare il fatto che l’istituzione giudiziaria era vietata alle donne in quanto donne” spiega Di Nicola.

Ddl Pillon e violenza contro le donne

Inevitabile il riferimento al ddl Pillon, al centro del dibattito in queste settimane. “Per come è strutturato, ritengo che il disegno di legge chiuda la bocca alle donne che intendono denunciare violenze subite in ambito familiare. Parte dal pregiudizio che le donne mentono e esagerano, e quindi sono causa di alienazione nei figli se questi non vogliono frequentare il padre, che magari hanno visto picchiare la madre. Si dà la colpa alla donna, ancora una volta non le si crede” commenta la giudice.

Gli stereotipi si combattono dall’infanzia

“Serve un nuovo femminismo, anche perché in Italia il movimento #MeToo non c’è stato: alcuni stereotipi appartengono ancora alla nostra cultura e potranno cadere solo iniziando dalle scuole e dalle famiglie. Ne siamo ancora così immersi da non rendercene conto e quindi continuiamo a replicarli. È per questo, ad esempio, chesembra naturale che una donna sia pagata meno. Certi pregiudizi sono dettati dalla paura che le donne possano occupare posti di potere tradizionalmente maschili” dice la giudice.

I consigli alle donne

Le donne restano le vittime principali, non solo ovviamente del femminicidio che è l’omicidio delle donne per definizione, ma anche nei casi di stalking. Secondo i dati Istat (2017), la maggior parte dei reati di molestie sul lavoro riguarda il genere femminile, mentre l’85 per cento di chi li commette è uomo. In una situazione del genere la giudice Di Nicola dà tre consigli alle donne: “Il primo è non cedere mai di fronte alla lesione della dignità femminile, sia nei nostri confronti che in quelli di altre donne. Non esitate, dunque, a intervenire in caso di battute sgradevoli, barzellette inopportune o complimenti non opportuni che svalutano la vostra figura” dice Di Nicola.

“Il secondo consiglio è di usare sempre il femminile, per rivendicare la nostra ricchezza e differenza in quanto donne. La terza esortazione è di non tacere mai di fronte alle violenze” conclude la magistrata. Nonostante i recenti episodi, Paola Di Nicola, sottolinea: “È vero, c’è un ritardo, ma su migliaia di sentenze che sono emesse ogni giorno ce ne sono anche di eque. Il dibattito che si è attivato è sempre utile perché serve anche alla magistratura per crescere”.


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