vanna ugolini

Apr 142020
 

Da “Ultimavoce”. 03.04.2020

L’allarme lanciato su Twitter: “Moltissime ragazze coinvolte”

Se avete l’app di Telegram installata sul vostro smartphone, potreste aver notato, negli ultimi giorni, un’intensificazione di notifiche simili a  “Mario Rossi si è unito a Telegram”. Fin qui nulla di male. E’ successo anche a me e fin qui non ho dato molto peso alla cosa: molti enti come i Comuni, recentemente, hanno aperto dei canali per aggiornare i loro cittadini sull’emergenza Coronavirus, sul numero dei contagi e dei decessi relativi alla propria zona.

E invece no. 

“Anima candida”, mi sono detta da sola, quando invece ho scoperto che Telegram, in questi ultimi giorni, complice probabilmente la noia dell’isolamento, sta avendo un nuovo boom di iscrizioni per via del proliferare di chat in cui gli utenti si scambiano materiale sensibile, spesso relativo anche ai minori. In queste chat, migliaia di uomini postano fotografie, video e dati di donne senza il loro permesso, magari accedendo alle loro bacheche Facebook e Twitter.



@lottafemminista

Carissima @lauraboldrini,
Volevo segnalarle che esistono molti gruppi telegram italiani che pubblicano foto di donne senza il loro consenso. Queste foto vengono usate per fini che non starò qui a spiegarle in 248 caratteri ma le lascio qualche screen.Spero che lei possa aiutarci

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1.41602:22 – 3 apr 2020Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter647 utenti ne stanno parlando

L’allarme è stato lanciato da Twitter, dove alcune utenti si sono rivolte agli account della Polizia di Stato, ma anche all’on. Laura Boldrini per segnalare il fenomeno. I gruppi Telegram hanno nomi che lasciano poco spazio all’interpretazione e al garantismo, contenendo già di per sé minacce di stupro e di violenza.


I  numeri di alcuni di questi gruppi Telegram raggiungono cifre impressionanti, oltre i 40 mila contatti. Di questi, ne sono già stati segnalati moltissimi. Gli amministratori dei gruppi stessi e dei canali ad essi collegati, però, hanno già provveduto a crearne i doppioni. Si può segnalare alla polizia postale, a Telegram stesso o a chiunque abbia il potere di fermare queste violenze online, ma la punizione, come ipotesi remota, dei colpevoli, cosa restituisce a chi si ritrova una propria fotografia che ha fatto il giro di Internet?

Un fenomeno nuovo?

Il fenomeno non è certo nuovo. A gennaio dello scorso anno, Luca Zorloni di Wired Italia aveva sondato gli abissi di queste chat in un suo articolo. Becero maschilismo, fantasie violente, esaltazione di gruppo tramite il revenge porn: ecco il manifesto di una delle tante chat. Immagini di ragazzine, filmati rubati di donne in intimità, screenshot di Facebook, Twitter, Instagram, ma anche immagini scattate di nascosto sugli autobus o in metropolitana senza che le vittime se ne accorgano. Si arriva anche a scambiarsi numeri di telefono per una spedizione punitiva via Whatsapp alla ex fidanzata da parte del gruppo. Si alza l’asticella e si parla di droga dello stupro.

Perché proprio Telegram?

Telegram è un’applicazione che consente di chattare senza bisogno di mostrare il proprio numero di telefono o il proprio nome, nascondendosi dietro pseudonimi. Spesso, però l’anonimato non è nemmeno quello che gli utenti cercano, visto che in questi gruppi molti esibiscono nomi veri e foto profilo facilmente riconducibili ai propri social.

Dal punto di vista legale

Si parla di un vero e proprio contrabbando di immagini private e la sola pubblicazione di una foto online senza consenso è un illecito. Nel caso delle fotografie di nudo, la divulgazione provoca anche un danno e  l’articolo 167 del codice della privacy comporta la reclusione fino a tre anni. Per gli insulti, che configurano invece il reato di diffamazione, è previsto il carcere (da sei mesi a 3 anni) e una multa di almeno 516 euro.

Ancora più gravi le sanzioni in materia di minori. Per la detenzione e la diffusione di materiale sensibile in merito, la reclusione va da uno a cinque anni e la sanzione pecuniaria da 2.582 a 51.645 euro. Con la divulgazione del numero di una persona al fine di perseguitarla, invece si parla di stalking. La reclusione in questo caso può arrivare ai 5 anni.

Dal 9 agosto del 2019, però, comportamenti simili possono configurare il reato di “revenge porn“, con l’articolo 612 ter del codice penale rubricato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Il colpevole è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. E’ previsto anche un aumento di pena se il reato è portato avanti da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima oppure se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

Non solo fotografie intime

Lo zoom sulla scollatura di una ragazza in metro, il sedere di una donna in fila alla posta, le battute a sfondo sessuale su qualsiasi insignificante dettaglio della propria conformazione fisica sono la conferma che ai moralisti non piace sentirsi dire. “Non bisogna mandare a nessuno le proprie fotografie intime”:  è una regola di buonsenso che, spesso, ci troviamo a tramandare di bambina in bambina, di ragazza in ragazza. Anche se tutte noi, però,  applicassimo pedissequamente questo insegnamento, il problema non si risolverebbe. I gruppi Telegram, infatti, trasbordano di scatti rubati, simbolo di una volontà maschilista e patriarcale di possesso, non arginabile con il semplice “Non mandare in giro foto nuda”.

Come ci si può però proteggere dall’amico con cui si fa un selfie innocuo e questo lo manda su un gruppo Telegram di aspiranti stupratori? Come si può pensare di dover cambiare numero di telefono perché un ex fidanzato potrebbe condividerlo con migliaia di complici online e renderci la vita un inferno? Non si devono mettere più le proprie foto in spiaggia su Instagram? Perché altrimenti gli uomini, dominati dai loro istinti animali, poi, “per forza” le condividono?

Il problema è soprattutto culturale

Il problema, ancora una volta, è culturale e non è solo legato ai gruppi Telegram. Cos’è infatti la condivisione di una fotografia delle vacanze al mare della propria compagna di università in un gruppo di maschi famelici? Perché la si condivide? No, vi rendete conto da soli che la risposta “Perché è bona” non basta. Vi carica il sentire gli altri del gruppo sfogare le loro frustrazioni sessuali sulla povera malcapitata? Vi volete vendicare perché non è uscita con voi? Perché questa violenza esasperata vi illude di dominare ancora sul genere femminile? Perché non accettate l’emancipazione? Non c’è una sola motivazione.

E soprattutto, la domanda vera è ancora un’altra. Dobbiamo davvero accontentarci di insegnare alle nostre figlie, alle nostre amiche e alle nostre sorelle che non si mettono le proprie foto online, di nessun genere, perché altrimenti gli uomini le condividono? Dobbiamo davvero adattarci noi donne, perché gli uomini, altrimenti, per forza poi ti violentano? Online o offline, poco cambia.

Apr 142020
 

Da “Lettera43”. 08.04.2020

Le richieste d’aiuto da parte delle donne bloccate in casa con il proprio aguzzino sono aumentate ovunque: dal 25% della Gran Bretagna al 30% della Francia. In Spagna alcuni alberghi diventano rifugi. Mentre in Turchia è allarme femminicidi. Lo scenario.

Mentre il mondo è impegnato a fronteggiare la pandemia da coronavirus, le vittime di violenza costrette alla quarantena vivono un doppio, silenzioso dramma.

Restare a casa con i propri aguzzini è una condanna per queste donne, sottoposte a violenze psicologiche, manie di controllo, botte. Se la necessità è quella di fuggire, però, trasgredire alle misure anti-contagio è permesso, come hanno ricordato a Lettera43.it la deputata Lucia Annibali e l’associazione Differenza Donna. La ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti si è detta soddisfatta per gli emendamenti al Dl Cura Italia votati all’unanimità nella Commissione d’inchiesta sul femminicidio del Senato circa il reperimento degli alloggi necessari alle vittime che fuggono dalla violenza domestica.

Ma nel resto del mondo, dove il lockdown è iniziato più tardi rispetto all’Italia, come vanno le cose? Per quanto riguarda la violenza domestica, piuttosto male. Quella che si sta delineando è un’emergenza nell’emergenza. I numeri di aiuto stanno ricevendo un enorme numero di segnalazioni, davanti alle quali i governi sono impreparati.

Le Nazioni Unite hanno chiesto un’azione urgente per combattere l’ondata mondiale di violenza domestica. «Esorto tutti i governi a prendere misure per prevenire la violenza contro le donne e fornire rimedi per le vittime come parte del loro piano d’azione nazionale contro Covid-19», ha scritto il segretario generale António Guterres su Twitter. Ma è già tardi, ha fatto notare il New York Times, sostenendo che i governi non sono stati in grado di prepararsi all’emergenza. Ora si sta facendo il possibile per offrire servizi a chi è a rischio. Ma ricordiamo che sono tantissime le vittime di violenza che in questo periodo non riescono a chiedere aiuto perché sempre a fianco del proprio carnefice che mantiene su di loro un controllo totale. «Terrorismo intimo», lo definiscono gli esperti

QUANDO L’ISOLAMENTO AUMENTA GLI ABUSI

Il Nyt racconta la storia di una 26enne cinese: mentre le città del Paese imponevano il lockdown, si è trovata intrappolata in un crescendo di discussioni con suo marito, con il quale era costretta a trascorrere 24 ore al giorno nella loro casa nella provincia di Anhui, nella Cina orientale. Il primo marzo, mentre la donna teneva in braccio la figlia di 11 mesi, suo marito ha cominciato a picchiarla con il seggiolone facendola cadere a terra con la piccola. La donna ha raccontato di essere stata vittima di maltrattamenti per tutti i sei anni della relazione, ma che l’isolamento aveva peggiorato le cose.

IN SPAGNA APERTI GLI ALBERGHI PER OSPITARE LE VITTIME DI ABUSI

In Spagna per ovviare alla carenza di posti nei rifugi per donne maltrattate e figli si sono aperte le porte degli alberghi. È una delle misure adottate con un decreto reale che rafforza la protezione delle vittime di tutti i tipi di violenza di genere, comprese le vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale, durante la quarantena. «Dobbiamo continuare a proteggere le nostre donne e di mettere in campo tutte le risorse necessarie», ha detto la portavoce dell’esecutivo spagnolo María Jesús Montero. In Spagna, il numero di emergenza per violenza domestica a marzo ha il 18% di chiamate in più nelle prime due settimane di blocco rispetto allo stesso periodo del mese precedente. Con l’aiuto delle associazioni femminili, il New York Times ha contattato donne spagnole bloccate a casa con un marito o un partner violento e condotto interviste su WhatsApp. Una di loro, Ana, regolarmente abusata dal partner, ha raccontato la totale sorveglianza alla quale è sottoposta: se lei cerca di chiudersi in una stanza, lui prende a calci alla porta finché non la apre. «Non posso nemmeno avere la privacy in bagno», ha scritto in un messaggio inviato al quotidiano a tarda notte.

I RITARDI BRITANNICI NELL’AFFRONTARE L’EMERGENZA

Nel Regno Unito l’helpline del National Domestic Abuse ha visto un aumento del 25% delle chiamate e delle richieste di aiuto online dal momento del blocco, ha confermato alla Bbc l’associazione Refuge, l’ente che gestisce la linea di assistenza. Una donna, fuggita dal suo molestatore, ha raccontato che la sua vita con il lockdown era diventata intollerabile: aveva subito abusi psicologici e fisici da parte del suo partner per sei mesi ma con il blocco le cose sono peggiorate notevolmente. Il 23 marzo il New York Times aveva contattato il ministero degli Interni britannico chiedendo quali misure sarebbero state adottate per fronteggiare la violenza domestica. Il ministero aveva risposto che sarebbero state disponibili solo i centri già esistenti di consulenza e supporto. Il governo ha successivamente pubblicato un elenco di hotline e app, ma solo una è stata appositamente studiata per la crisi da Covid-19.

FRANCIA, ATTENZIONE ALLE BARRIERE LINGUISTICHE

Il 2 aprile la polizia francese ha denunciato un aumento nazionale di circa il 30% delle violenze domestiche dall’inizio del lockdown. L’attrice Jane Birkin – residente in Francia da tempo – è il volto di una nuova campagna con cui si invitano le vittime di violenze che parlano solo inglese a cercare aiuto. Questo perché, nonostante le numerose iniziative lanciate dal governo francese, la barriera linguistica potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo. Per lo stesso motivo l’organizzazione Women for Women France ha lanciato una propria campagna di sensibilizzazione in una varietà di lingue.

TURCHIA: ALLARME PER L’AUMENTO DEI FEMMINICIDI

Con l’isolamento forzato cresce la preoccupazione anche in Turchia. Secondo le statistiche rese note dal dipartimento di polizia di Istanbul, con la riduzione della circolazione nel mese di marzo si è registrato su base annua un calo dei reati del 14,5%, dai furti agli omicidi, ma un aumento del 38,2% degli episodi segnalati di violenza domestica, che sono passati da 1.804 a 2.493. Un dato che si aggiunge a quello della piattaforma Fermeremo i femminicidi, secondo cui dall’11 marzo – quando le autorità turche hanno invitato i cittadini a rimanere a casa – alla fine del mese sono state uccise almeno 21 donne. Nell’intero mese, invece, i femminicidi sono stati almeno 29, con nove casi considerati sospetti. L’ong ha chiesto alle autorità di introdurre misure specifiche di tutela per le donne in un Paese in cui nel 2019 i femminicidi erano stati 411.

L’ARGENTINA ESENTA DALLA QUARANTENA LE VITTIME DI VIOLENZA

In Argentina le donne e i membri della comunità Lgbt vittime di violenza sono esentati dal rispetto della quarantena. La disposizione, firmata dalla ministra delle Donne, generi e diversità, Elizabeth Gómez Alcorta, permette in sostanza di uscire di casa per poter presentare denuncia o per chiedere aiuto.

BRASILE: CAMPAGNA SOCIAL PER METTERE IN GUARDIA GLI AGGRESSORI

In Brasile l’associazione femminista O Que Nao Nos Disseram (Quello che non ci hanno detto) ha lanciato su Instagram una campagna per garantire alle donne vittime di violenza all’interno delle loro case il diritto di rifugiarsi dove si possano sentire sicure, e di poter denunciare chi le aggredisce. In un post sui social, l’associazione ha pubblicato la foto di un biglietto appeso nell’ascensore di un palazzo di San Paolo, con un doppio messaggio: uno per gli aggressori e un altro per le vittime. Ai primi, si ricorda che «con o senza pandemia, la violenza contro le donne è un crimine, e non potrete nascondervi dietro al Covid-19: abbiamo gli occhi aperti e chiameremo la polizia!». In quanto alle vittime, il messaggio è che «non siete sole» e «se avete bisogno di aiuto, potete venire all’appartamento 602». «Potete gridare, potete chiedere aiuto, la nostra porta è aperta per voi». A Rio de Janeiro i casi denunciati di violenza domestica sono cresciuti del 50% dall’inizio dell’emergenza coronavirus, secondo i registri delle autorità giudiziarie, citati dai media brasiliani.

Apr 142020
 

Da “Il Mattino.it”. 06.04.2020

Allarme in Turchia per la violenza sulle donne. Con l’isolamento casalingo contro il coronavirus cresce la preoccupazione per la situazione delle donne vittime di abusi e violenze in famiglia. Secondo le statistiche rese note dal dipartimento di polizia di Istanbul, con la riduzione della circolazione nel mese di marzo si è registrato su base annua un calo dei reati del 14,5%, dai furti agli omicidi, ma un aumento del 38,2% degli episodi segnalati di violenza domestica, passando da 1.804 a 2.493.

Il dato si aggiunge all’allarme lanciato dalla piattaforma “Fermeremo i femminicidi”, secondo cui dall’11 marzo – quando le autorità turche hanno lanciato il primo appello generalizzato alla popolazione a restare a casa – alla fine del mese sono state uccise almeno 21 donne, mentre in tutto marzo i femminicidi sono stati almeno 29, oltre a 9 donne trovate morte in situazioni «sospette». L’ong chiede quindi alle autorità di introdurre misure specifiche di tutela per le donne. Secondo la stessa piattaforma, nel 2019 i femminicidi in Turchia erano stati almeno 411.

https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/coronavirus_violenza_donne_turchia_quarantena-5155953.html?fbclid=IwAR3_E2yMmbnO1oWbF_Uu0gxZJWsFQ8_s4r19nYgp4WUWU6_kofs8AB62Enk

Apr 142020
 

Da “MilanoToday”. 03.04.2020

Il dramma nel pomeriggio di giovedì a Rho. A dare l’allarme è stata la mamma dell’uomo.

Un colpo di pistola per la sua compagna. Un altro per lui. Omicidio suicidio a Rho, dove un uomo di 38 anni, un cittadino italiano pregiudicato, ha ucciso la sua fidanzata – una donna di 53 – e si è poi tolto la vita. 

Teatro del dramma, che si è consumato nel pomeriggio di giovedì, è stata la casa in via Ticino nella quale viveva la coppia.

Stando a quanto appreso, a dare l’allarme è stata la mamma del 38enne, preoccupata perché il figlio non rispondeva più al telefono. Quando la donna si è recata nell’appartamento ha trovato l’uomo e la compagna distesi sul divano, già entrambi morti. 

Secondo quanto finora ricostruito dagli investigatori, l’assassino avrebbe sparato un colpo di pistola alla testa della vittima e si sarebbe poi tolto la vita nello stesso modo. Nella sua mano destra i militari hanno trovato una revolver calibro 38 special, detenuta illegalmente, con all’interno cinque colpi, due dei quali esplosi. 

Il lavoro dei carabinieri prosegue ora per ricostruire le ultime ore prima del dramma e la vita dei due: sembra che lui non avesse un’occupazione e che lei lavorasse come commessa. 

https://www.milanotoday.it/cronaca/omicidio/uccide-compagna-rho-suicidio.html?fbclid=IwAR2BIaGD7c7H63sMSA8PvKnde3PBk5CYeoc9oHoVpJ6M0T0VHjjUoH58eYs

Apr 142020
 

Da “La Repubblica”. 31.03.2020

La vittima è una studentessa di Medicina originaria di Agrigento. L’uomo, un suo collega, ha tentato il suicidio. Il rettore dell’universistà: “Dramma della convivenza forzata”

FURCI SICULO (MESSINA) – “Venite, l’ho uccisa”. Ha strangolato la compagna e poi ha avvertito i carabinieri. L’ennesimo femminicidio, il diciannovesimo dall’inizio dell’anno, si è consumato questa mattina a Furci Siculo, in provincia di Messina, in un condominio nella zona nord del paese. La vittima è Lorena Quaranta, 27 anni, originaria di Favara (Agrigento), studentessa di Medicina all’Università di Messina. L’assassino è Antonio De Pace, di un anno più grande, originario di Vibo Valentia, infermiere e studente di Odontoiatria: ha tentato di suicidarsi, tagliandosi le vene, ma è stato salvato salvato dai carabinieri.

La prima ricostruzione degli investigatori dice che l’uomo avrebbe soffocato la compagna al termine di una violenta lite. La piccola comunità di Furci Siculo è sotto choc. “E’ un dramma nel dramma – dice il sindaco Matteo Francilia – Stamattina ci siamo svegliati con la notizia di questa tragedia. Siamo sconvolti, da sempre siamo in prima linea nel contrasto alla violenza di genere, abbiamo anche istituito un centro di ascolto. Chi si macchia di simili gesti deve marcire in galera”. Per il rettore dell’università di Messina, Salvatore Cuzzocrea, è una tragedia che si lega alla “condizione emergenziale che stiamo vivendo, nella quale esperti di settore avevano sottolineato il rischio che la convivenza forzata potesse acuire i conflitti familiari”.

Era una studentessa appassionata, Lorena. Il suo ultimo post, tre giorni fa. “Inaccettabile” aveva scritto, postando un articolo che raccontava dei medici uccisi dal Coronavirus. Lei aveva lanciato il suo appello: “Ora più che mai bisogna dimostrare responsabilità e amore per la vita. Abbiate rispetto di voi stessi, delle vostre famiglie e del vostro Paese. E ricordatevi di coloro che sono quotidianamente in corsia per curare i nostri malati. Rimaniamo uniti, ognuno nella propria casa. Evitiamo che il prossimo malato possa essere un nostro caro o noi stessi”. Sperava di diventare un medico in prima linea: nella copertina del suo profilo social aveva messo una sua foto con mascherina e cuffia, in corsia. Con una frase di commento: “Il mio posto”.

A Capodanno, invece, una foto gioiosa con il compagno: “Amo la gente un po’ folle – scriveva – gli abbracci improvvisi. I gesti spontanei, i sorrisi gratuiti… Chi ti regala attenzione, chi si ubriaca di emozioni. E ti contagia di gioia. Amo ogni secondo e ogni anno vissuto insieme a te. Buon 2020”. Sul profilo Facebook di Antonio De Pace è un fiume di insulti.

Ma cosa è accaduto stamattina? Dopo essere stato medicato, l’assassino si è chiuso in un lungo silenzio, poi invece ha detto di voler essere interrogato. Ha confessato il delitto, ma non spiega cosa è accaduto. Dopo una serie di frasi confuse pronunciate dall’assassino, i magistrati hanno interrotto l’interrogatorio. Ora, De Pace è in stato fermo, disposto dalla procura di Messina diretta da Maurizio de Lucia.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/03/31/news/messina_strangola_la_compagna_e_chiama_carabinieri_venite_l_ho_uccisa_-252757795/?fbclid=IwAR2cTbMK-wmtvUOvcKfrMsx086x6igFgEsNRKXy7G9uth_PA5IRk4_U_T_g

Apr 142020
 

Da “Il Messaggero”. 30.03.2020

Siete esasperati dopo giorni di isolamento? «Se le vostre donne vi stanno facendo impazzire, ecco come picchiarle». Billy Joe Saunders, 30 anni, pugile britannico di origini gitane, campione mondiale Wbo di pesi medi dal 2015 al 2018, pubblica un video choc in cui mostra come picchiare la propria compagna o moglie. Un tutorial sulla violenza.

Nel filmato, ripreso dal Mirror, il pugile colpisce un sacco come durante un allenamento e si rivolge agli uomini. «Volevo solo fare un breve video per tutti voi padri, mariti, tutti quelli che hanno una fidanzata etc. Questo Covid-19 sta diventando molto serio e siamo isolati nei nostri spazi. Se le vostre donne vi stanno facendo impazzire e voi cercate di essere pazienti, calmi, tranquilli, ma al sesto giorno esplodete…Se a un tratto loro vi vengono addosso, sputandovi un po’ di veleno in faccia, magari non avete fatto i piatti, non so cosa avete fatto ma l’avete infastidita». Ecco come colpirla, mostra il pugile.

Il video ha fatto il giro dei social, a Saunders è stata subito sospesa la licenza con il British Board of Control Boxing che ha avviato una indagine sul caso. Il pugile finito nella bufera si è poi scusato con un post su Twitter: «Mi voglio scusare. Non giustifico la violenza domestica e se vedessi un uomo che tocca una donna lo farei a pezzi. Ho una figlia e se un uomo dovesse metterle le mani addosso non finirebbe bene. Mi dispiace se ho offeso qualsiasi donna. É stato un errore sciocco».

Il pugile inglese ha anche promesso che donerà 25.000 sterline, oltre 28.000 euro a un ente di beneficenza che lotta contro gli abusi domestici. Saunders già altre volte è finito nei guai. Nel 2018 è stato costretto a pagare una penale di 100 mila dollari per aver offerto a un tossicodipendente 150 dollari di crack in cambio di sesso.

In un momento di emergenza, in cui tante donne rischiano di subire violenza e maltrattamenti,  ora che le case possono diventare per tante di loro pericolosissime prigioni (basta pensare che in Francia da quando è scattato il lockdown le violenze domestiche sono aumentate del 30 per cento) postare un video così è una vergogna. «Uno scherzo di cattivo gusto», ha provato a scusarsi il pugile. Non si può scherzare con la violenza, mai. Tanto meno adesso.

https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/pugile_video_choc_picchiare_donne-5142651.html?fbclid=IwAR2bPJ_WExrLjOVbg2ovKhnZMuU1Cs6yU6HrDxqVYLh1XLVhw9Pp3i4k5_0

Apr 142020
 

Da “IlMeridianoNews”. 26.03.2020

Il balordo ha anche tentato di strangolarla

SESSA AURUNCA – Ha colpito la moglie alla schiena con delle forbici nel tentativo di toglierle la vita e poi si è dato alla fuga. Autore dell’ignobile gesto, un uomo di 52 anni di Sessa Aurunca, nel casertano, che già si trovava agli arresti domiciliari. Il balordo è stato rintracciato dai carabinieri ed è stato portato in carcere. Ora dovrà rispondere di tentato omicidio e fuga.

L’aggressione è avvenuta a ora di cena: la donna, 48 anni, aveva appena portato la cena al marito quando quest’ultimo, in preda a un raptus, l’ha aggredita tentando di strangolarla per poi colpirla alla schiena con delle forbici. La donna è riuscita a divincolarsi e a sottrarre le forbici al marito, ferendolo a sua volta prima di riuscire a fuggire e a chiamare i carabinieri. La 48enne ha riportato contusioni multiple al volto e tre ferite alla schiena ed è stata giudicata guaribile in 10 giorni.

Apr 142020
 

Da “Gazzetta di Mantova”. 23.03.2020

Altra aggressione al rientro a casa: pestato anche il figlio. Accorre la polizia, l’uomo affidato al centro psico sociale23 MARZO 2020

MANTOVA. Non si sentiva bene, era agitato e aggressivo. Una condizione legata a disturbi psichici in fase di evidente aggravamento. Per questo la moglie lo ha accompagnato dal medico. Ma già lungo il tragitto, e poi ancora in sala d’attesa, era una furia. La sua rabbia, incontenibile, si è riversata tutta sulla moglie, prima dal medico e quindi a casa, dove a farne le spese è stato anche il figlio. C’è voluto l’intervento di una pattuglia della squadra volante perché l’uomo, che ha cinquantacinque anni e nessun trascorso di maltrattamenti o violenze in famiglia, si mettesse tranquillo. Al momento la questura non ha preso provvedimenti contro di lui. Ma la situazione è stata segnalata alle strutture socio-sanitarie del territorio, in particolare al Centro psico-sociale.

La vicenda risale alla mattinata di sabato quando una richiesta di intervento per una lite in famiglia è arrivata alla sala operativa della questura. Di qui è l’invio di una volante. Cos’era accaduto? Nella mattinata, a più riprese, un uomo aveva aggredito la moglie. Lo aveva fatto, ad esempio, mentre lo accompagnava a una visita medica,. Prima ha inveito violentemente contro lei. Poi, senza alcun motivo apparente, l’ha strattonata per i capelli e presa a pugni. L’uomo si è calmato solo in seguito, durante la visita medica. Ma poi, una volta sulla strada del rientro, è stato preso ancora da una rabbia furiosa. A casa ha ripreso a malmenare la moglie e se l’è presa anche con il figlio 24enne che cercava di difenderla: ha preso a calci e pugni anche lui.

L’intervento della polizia è riuscito a riportarlo alla calma. Gli agenti hanno anche verificato le condizioni di salute della donna e del figlio che avevano subito le percosse. «È in assoluto la prima volta che succede, non aveva mai alzato un dito contro di noi… non sta bene, è malato» ha riferito la moglie agli agenti. In effetti non risultano in passato interventi o denunce nei confronti dell’uomo, che ieri mattina è stato accompagnato dal medico proprio per l’aggravarsi dei suoi sintomi di disagio psichico.

Proprio per questo motivo i familiari hanno espresso l’intenzione di non querelarlo e nemmeno di rivolgersi al pronto soccorso – peraltro sprofondato in una situazione di emergenza per l’epidemia da coronavirus – per farsi medicare.

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2020/03/23/news/picchia-la-moglie-mentre-vanno-alla-visita-medica-1.38628760?fbclid=IwAR0oaHqCxNwOekdWXtCZAXwBGmSGvxdZwGYn2pcDEdKqVC26WMwX9JjB9dg

Apr 142020
 

Da “Anteprima24”. 25.03.2020

San Lorenzello (Bn) – Nella serata di ieri i Carabinieri della Stazione di Telese Terme sono intervenuti, a seguito di richiesta al 112, in un’abitazione di San Lorenzello (BN) poiché era stata segnalata un’accesa lite in famiglia. Sul posto i militari accertavano che un uomo 41 enne, aveva poco prima aggredito violentemente la convivente 30enne alla presenza dei tre figli minorenni, tanto da rendere necessario l’intervento dell’ambulanza. I sanitari del 118 sul posto constatavano, infatti, che la donna riportava escoriazioni multiple al volto, ma rifiutava il successivo ricovero per ulteriori accertamenti. La vittima dichiarava ai militari di aver subito reiterate aggressioni fisiche e verbali negli ultimi mesi, tant’è che era stata costretta a cambiare casa pur di non incontrare il compagno violento. L’uomo, pertanto, è stato dichiarato in arresto con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati e, su disposizione del Sostituto Procuratore di Turno, è stato accompagnato presso l’abitazione del padre, in altro centro di questa provincia, in regime di detenzione domiciliare, a disposizione della stessa Autorità Giudiziaria.

https://www.anteprima24.it/benevento/domiciliari-arresto-moglie/?fbclid=IwAR1FV-4MIbZttOeNIe723zkctFL0rVxkYcd3L_9-6ZlbYlMI3aEVGxq1_bQ 

Apr 142020
 

Da “La Stampa”. 03.04.2020

L’uomo, un 38enne italiano, ha insultato i poliziotti che, a fatica, lo hanno ammanettato

TORINO. Brandendo una pentola d’acciaio, si è scagliato contro la compagna incinta e l’ha colpita ripetutamente sulla testa. L’uomo, un italiano di 38 anni, è stato arrestato dalla polizia a Torino, nel quartiere Barriera di Milano, per maltrattamenti in famiglia.

A chiamare i soccorsi sono stati i vicini di casa della coppia, allarmati per le urla e le richieste di aiuto che provenivano dall’appartamento. Al loro arrivo, gli agenti delle Volanti hanno trovato l’alloggio a soqquadro, con mobili e sedie ribaltati. L’uomo ha continuato a insultare e inveire contro la compagna, nonostante la presenza delle forze dell’ordine. Ai poliziotti, la donna ha raccontato anni di umiliazioni, maltrattamenti e violenze. Nella lite, la vittima ha riportato una ferita alla nuca e diverse contusioni.

https://www.lastampa.it/torino/2020/04/03/news/torino-ferisce-a-colpi-di-padella-la-compagna-incinta-arrestato-1.38674435?fbclid=IwAR1FV-4MIbZttOeNIe723zkctFL0rVxkYcd3L_9-6ZlbYlMI3aEVGxq1_bQ