Apr 152019
 

Da “Corriere della Sera”. 07.02.2019

Igor aveva 14 anni, Pietro 20. Avevano cercato su Youtube le parole «sfida-ragazzi». Sono finiti nella trappola del «blackout», che promette «sballo» per soffocamento. I padri: «Parliamo perché questo non si ripeta»

Parla Bruno, e mentre parla scendono le lacrime a Ramon che gli sta di fianco. Poi prende la parola Ramon, e la commozione investe Bruno. Si stringono in un mezzo abbraccio sul palco del liceo Moreschi, davanti a decine di insegnanti e genitori. Fino a ieri quei due papà non si erano mai visti. Eppure hanno perso ciascuno un figlio nello stesso modo beffardo, crudele, impensabile. A quattro mesi di distanza uno dall’altro. Pietro Allegra, figlio di Bruno, aveva vent’anni, lo scorso 27 maggio.Igor Maj ne aveva quattordici, il 6 settembre. Entrambi sono stati trovati senza vita a casa.

In un momento di noia avevano cercato su Youtube le parole «sfida-ragazzi». Sono incappati nelle «cinque challenge pericolosissime che vanno di moda». Una voce avvertiva: «Si rischia di finire molto male». Ma l’adescamento è lì, nel diabolico sottinteso: tu che hai testa, puoi sfidare il limite. Quale adolescente non ha la curiosità che spinge oltre? Quale adolescente non è attirato dalle prove di coraggio? L’istante in cui la corda si stringe per provare il blackout, il mortifero «sballo di risorgere». E la vita che invece definitivamente se ne va.

Di Pietro non si era mai parlato, finora: «Qualcuno all’epoca ipotizzò il suicidio. La verità, per certi versi ancora più difficile da accettare, è rimasta in famiglia». Due storie molto diverse, lo stesso epilogo. Una domanda che attanaglia entrambi i genitori: se si fosse parlato di Pietro, la tragedia di Igor si sarebbe potuta evitare?. I papà si alzano in piedi. «Siamo qui per dare un senso al nostro messaggio di dolore. Dio solo sa la fatica che si fa a raccontare tragedie così personali — inizia Ramon —. D’istinto volevo solo fermare il tempo. Rimanere nascosto, immobile. Non fare passi avanti che potevano separarmi ancora di più dai giorni in cui mio figlio ancora c’era. Eppure lo sforzo vale la pena, se possiamo ridurre anche di poco il rischio che queste tragedie si ripetano».

Gli adulti devono sapere, è il caveat fortissimo che lanciano alla nostra attenzione. «Ci sono rischi di cui ancora, nonostante quello che accade, siamo ignari». Le loro testimonianze vanno ascoltate attentamente: «Un inganno, una trappola online si è portata via i nostri ragazzi — racconta Bruno, disperato e tuttavia, per quanto possibile, combattivo —. Pietro era il maggiore dei miei due figli. Gli scout, l’oratorio, l’istituto professionale dove studiava, la vita normale. Quella domenica io e il fratello non eravamo a casa, lui aveva da studiare e poi un impegno con gli amici…». Basta un momento di solitudine, di distrazione. E ci si fa irretire se non si hanno gli strumenti per resistere. «I giovani non devono confondere il web con un compagno: è lui che li confonde».

https://milano.corriere.it/19_febbraio_07/padre-igor-maj-scuola-blackout-sballo-soffocamento-sfida-mortale-web-genitori-pericolo-online-youtube-ffe45a9a-2aa2-11e9-8bb3-2eff97dced46.shtml?fbclid=IwAR3uDOXPgB2kDuHwmxrcG7wsDnwIs5k6KRqXhaEBGBs7d97-rSyaVPlLO4k&refresh_ce-cp

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