Nov 082018
 

Da “Lettera Donna. 02.10.2018

Votare, ottenere un mutuo, bere un drink in un pub. Le frasi maschiliste del fisico Alessandro Strumia (smentite dal Nobel vinto da una donna) ci hanno fatto ripensare a tutte le battaglie femministe che abbiamo vinto. a storia ha spesso, potremmo dire quasi sempre, smentito i pregiudizi. È successo con le teorie sessiste di Alessandro Strumia, che durante una conferenza al Cern di Ginevra ha affermato che «la fisica è stata inventata ed è fatta dagli uomini», solo pochi giorni prima che venisse conferito il Premio Nobel per la Fisica alla collega Donna Strickland. Ed è accaduto con le esternazioni misogine di Carlo Tavecchio – che nel 2014 definì le calciatrici «soggetti handicappati rispetto al maschio» – e Felice Bellotti, secondo il quale le donne sul campo erano solo «quattro lesbiche», per poi ritrovarsi nel 2018 con una squadra eccellente ai mondiali: quella femminile però, perché «i maschi» della Nazionale non sono riusciti a qualificarsi. Ma quella dei falsi miti e dei preconcetti demoliti è una storia antica: nel 19esimo secolo si credeva che le donne non potessero viaggiare sui treni, perché il loro corpo era «troppo delicato» e l’utero sarebbe «schizzato via», e negli Stati Uniti fino ai primi del Novecento le giurie nei processi penali erano composte esclusivamente da uomini, l’animo femminile era considerato troppo fragile per sopportare la descrizione dei crimini violenti, specie quelli sessuali. Ripercorriamo 11 battaglie sessiste che abbiamo vinto, nonostante il maschilismo

IL DIRITTO DI VOTO

Forse la più famosa battaglia femminista è quella che si concluse nel 1946, quando le donne riuscirono ad ottenere uno spazio nell’arena politica, con un dobbio debutto: da una parte la partecipazione alle decisioni con il diritto di voto, dall’altra la collaborazione concreta per la stesura delle legge. Nei fatti però, abbiamo dovuto aspettare il 2006 per ottenere dei numeri rappresentativi in Parlamento e il 2011 per lalegge 120 in materia di quote antidiscriminatorie di genere.

L’ACCESSO ALL’ISTRUZIONE

Sul fronte dell’istruzione, venne permesso soltanto nel 1874 l’accesso delle donne ai licei e alle università, anche se in realtà continuarono ad essere respinte le iscrizioni femminili. Ventisei anni dopo, nel 1900, risultavano comunque iscritte all’università in Italia 250 donne.

PRATICARE L’AVVOCATURA

Nonostante avessero frequentato tutti i corsi di studi e ottenuto la laurea, alle donne veniva comunque negato l’accesso alla carriera da avvocato. Nel 1881 infatti una sentenza del Tribunale annullò la decisione dell’Ordine degli avvocati di ammettere Lidia Poët, laureata in legge e procuratrice legale. La prima ad iscriversi all’albo, nel 1912, fu Teresa Labriola.

AVERE UN CONTO IN BANCA (O UNA CARTA DI CREDITO)

Fino all’Equal Credit Opportunity Act nel 1974, negli Stati Uniti le donne non avevano diritto ad un conto in banca, a meno che non fossero accompagnate dal marito o da parente, uomo ovviamente.

AVERE IL PROPRIO NOME SU UN PASSAPORTO

Nel 1920 avere un passaporto era piuttosto facile, se eri uomo. Alle donne poteva invece essere negato sulla base del fatto che il marito ne possedesse già uno: in questo caso il documento era ‘congiunto’ a nome dell’uomo e di «sua moglie».

ACQUISTARE LA PILLOLA ANTICONCEZIONALE

La pillola anticoncezionale fu approvata nel 1960 negli States, ma per molti anni venne negata alle donne single, per le quali era praticamente impossibile farne uso. In Italia approdò invece nel 1967 con il nome di Anovar, mentre le norme che ne abrogavano la vendita vennero abrogate solo nel 1976 dal ministro della Sanità.

BERE UN DRINK IN UN PUB

Fino all’approvazione di una legge del 1982, in Gran Bretagna, alle donne non accompagnate poteva essere legalmente negato l’acquisto di bevande nei pub.

ESSERE PROPRIETARIE DEI PROPRI BENI

La proprietà privata è stata riconosciuta un diritto della donna, e non del marito, solo nel Novecento. A partire dagli Anni ’40 le legislazioni statali statunitensi e britanniche cominciarono a proteggere la proprietà delle donne dai loro mariti, mentre per le donne single continuavano a non poter ereditare o firmare contratti di compravendita.

ENTRARE NELL’ESERCITO

La prima donna all’accademia militare statunitense di West Point è stata ammessa nel 1976. Mentre in Italia a legge n.66 del 1963 che permetteva l’impiego femminile nei pubblici uffici senza limiti alla carriera, escludendo però le mansioni militari a causa delle «naturali diversità biologiche fra uomo e donna». La possibilità di arruolamento delle donne arrivò solo con la legge n.380 del 20 ottobre 1999: ciò fece dell’Italia l’ultimo Paese membro della Nato a consentire l’ingresso delle donne nelle forze armato.

LAVORARE NELLA FINANZA

Le donne sono state ammesse alla London Stock Exchange solo nel 1973, dopo una dura battaglia femminista nel settore finanziario.

OTTENERE UN MUTUO

Fino agli Anni ’70, alle donne single non erano concessi mutui: nonostante avessero un lavoro ben retribuito e delle garanzie finanziarie, per loro serviva la garanzia di un uomo.

 

https://www.letteradonna.it/it/articoli/fatti/2018/10/02/sessimo-divieti/26722/?fbclid=IwAR3VMtTPK7WVbVTj3zCl35Vh3aV2rkRxueTCxO4aQWO0fL5KElzl7BWAAwM

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