Ago 052018
 

Da “Firenze Today”. 11.07.2018

Marika Corso è una delle prime ex bambine ad aver denunciato il guru del Forteto per abusi sessuali. 
“Io non ho paura di Fiesoli anche se alcune vittime la hanno”, dice Marika Corso. La donna (oggi 42enne) è una delle prime fuoriuscite dalla setta. Marika è uscita nel 2008 e si è tatuata quella data sull’avanbraccio. Era arrivata al Forteto a 8 anni perché subiva maltrattamenti nella sua famiglia d’origine ma invece che trovare amore e tranquillità è stata affidata a Luigi Goffredi (braccio destro di Fiesoli). L’uomo l’avrebbe costretta, in tenera età, ad avere rapporti sessuali soprattutto con donne. Fa parte del primo gruppo di ex bambini (sette persone) che uscirono perché non accettavano più la situazione. Marika durante il processo ha testimoniato per 15 ore. Il suo padre adottivo, Goffredi, così come altri 9 imputati, non è stato condannato perché è arrivata la prescrizione. “A volte lo vedo in Mugello: al supermercato oppure all’outlet – spiega la 42enne – è sempre sorridente ma non è stato assolto perché non ha fatto nulla, semplicemente il reato è stato prescritto”. L’unico ad essere condannato anche in Cassazione è stato Fiesoli. La Suprema corte a dicembre ha confermato la condanna  a 15 anni e 10 mesi per abusi su minori e maltrattamenti ma l’ha annullata con rinvio limitatamente a uno degli episodi di violenza sessuale contestati all’imputato e a una donna della comunità, per cui si dovrà dunque celebrare un processo di appello bis. “Per quello che mi ha spiegato l’avvocato – dice Marika – Fiesoli passa da essere imputato di violenza sessuale a violenza di gruppo, un reato più grave. Però oggi è praticamene un uomo libero e sembra che la giustizia vada a tutelare maggiormente lui anziché noi che siamo le vittime”.
La beffa per la donna è maggiore, con sacrifici si è ricostruita una vita sempre in Mugello. “Adesso Fiesoli vive a cinque minuti da dove lavoro, sono scappata dalla zona di Dicomano per evitare di avere a che fare con quelli del Forteto e ora me lo ritrovo sotto casa”. La presenza del guru a San Piero allarma Marika anche per un altro motivo: “Adesso che è libero, c’è la possibilità che si riformi la setta, non mi meraviglierei se i suoi adepti andassero a trovarlo tutti i giorni, se era in carcere questo non sarebbe successo”.
Al Forteto Marika ha avuto in affidamento un bambino che oggi ha venti anni. Gabriele è il nome di suo figlio. “Uscita da lì non sapevo vivere, dovevo imparare a fare le cose normali ma avendo un figlio sono andata avanti e sempre con il sorriso”. 
La donna racconta di aver subito intimidazioni da parte del Forteto nella sua nuova casa. “Mi hanno tagliato le reti del giardino e mi hanno preso i cani che alla fine ho ritrovato. E poi ogni sera dormivo sul divano per evitare che qualcuno entrasse in casa”.

Cosa succedeva al Forteto

Fiesoli adottava una vera e propria strategia psicologica per soggiogare i membri del Forteto: l’allontanamento dalla famiglia d’origine, far credere che tutto ciò che fosse al di fuori della comunità fosse sbagliato, l’annullamento della propria sessualità (soprattutto nelle donne), l’ammissione pubblica della propria omosessualità. Tra i suoi metodi di controllo c’erano i “chiarimenti”, incontri in cui Fiesoli metteva in riga i membri della comunità che secondo lui si discostavano dal suo credo, facendogli fare confessioni pubbliche di pensieri personali. “Ci chiamavano rottami (bambini che provenivano da situazioni di abusi e disagi, ndr). Sono cresciuta con la consapevolezza che fossi inadatta – continua Marika – una volta una donna mi costrinse a raccontare cosa facevo nell’intimità con suo figlio: erano i cosiddetti chiarimenti”. Al Forteto sono passati almeno 80 bambini affidati dal tribunale dei minori alle famiglie che abitavano nella comunità. “Quindici sono stati uccisi da Fiesoli – dice Marika – sono quelli di noi che non ce l’hanno fatta psicologicamente, si sono suicidati“. “Oggi io faccio il magazziniere – continua la donna – se sbaglio a mettere un codice devo rispondere del mio errore, al Forteto hanno continuato ad affidare bambini nonostante che Fiesoli fosse già stato condannato negli anni Ottanta per abusi. Il meccanismo non ha funzionato, qualcuno ha continuato a sbagliare a mettere un codice ma senza rispondere mai dell’errore”. “

Il lavoro

“L’etichetta Forteto a lungo non mi ha permesso di trovare un lavoro. Oggi ho una occupazione anche se ancora non ho ricevuto i risarcimenti, chi è finito in prescrizione si è licenziato dalla cooperativa e ha venduto casa – continua Marika – per evitare di rimborsarci”. Uno degli elementi che portava gli adepti e i piccoli (che poi sono diventati grandi) ad essere dipendenti da Fiesoli era il lavoro garantito dalla cooperativa. “Ho iniziato a lavorare a 10 anni – dice Marika – per la prima volta ho visto una busta paga quando sono uscita, non sapevo quale fosse il mio stipendio”.

“Tanti ragazzi non sono in grado di trovare un lavoro – dice Corso – e senza una casa in affitto non riusciranno a liberarsi delle vessazioni subite negli anni del Forteto. Mi appello alle aziende del territorio per aiutarci, senza lavoro e casa è difficile superare l’incubo”.

L’appello al Ministro della giustizia Bonafede

“In questi anni ci è sempre stato vicino, vorrei che dicesse qualcosa sulla scarcerazione. Adesso che è ai piani alti spero che abbia tempo di dedicarci un po’ di attenzione e di intervenire”.

 
 
 
http://www.firenzetoday.it/cronaca/scarcerazione-fiesoli-vittima-sotto-casa.html

 

 

 

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