Apr 112017
 

Sono stati 18 gli uomini che si sono rivolti allo sportello “Margot Net” per autori di maltrattamenti, nell’anno 2016,  il primo in Umbria aperto il 24 febbraio 2015 dall’associazione Libertas Margot e gestito dalla psicologa e psicoterapeuta Lucia Magionami e dall’avvocato Emanuele Florindi.  Cinque i nuovi accessi del 2017.

Tra chi ha fatto richiesta d’aiuto tre donne,  che agiscono violenza nei confronti del partner: in due casi si tratta di violenza fisica e psicologica e in un caso si tratta sia di violenza psicologica. Tutte le donne rivolte a noi vivono a Perugia e sono italiane. I compagni non hanno mai denunciato le violenze subite per sentimenti di vergogna e inadeguatezza. Le donne si sono rivolte allo sportello di Margot perché, stando a quanto riferito da loro,  non ci sono altri servizi che abbiano competenze per questo tipo di problema. Considerato che questa tematica sta emergendo ora, sono allo studio dei professionisti  che gestiscono lo sportello, le dinamiche che hanno portato le donne ad agire questi comportamenti. Il dato comune che emerge dai colloqui è che tutte  le donne hanno subito violenza in età evolutiva: una di queste fisica e psicologica da parte del padre e due violenza assistita. L’accesso allo sportello è avvenuto volontariamente grazie alle informazioni divulgate sui mass media.

Per quanto riguarda gli uomini l’accesso allo sportello è stato volontario e la maggioranza degli utenti  (10 su 18) ha conosciuto l’associazione direttamente attraverso i mezzi di comunicazione oppure è stata inviata dalle proprie compagne (4 utenti), amici (3 persone) anche loro informati sull’esistenza dello sportello attraverso i mass media e i social network.

Un accesso e’ stato indicato dai servizi. 

“Come avevamo ampiamente previsto la nostra esperienza convalida gli studi e i dati già emersi nei centri antiviolenza italiani: l’uomo che agisce violenza è quello che viene comunemente definito insospettabile – ha dichiarato la dottoressa Lucia Magionami, psicologa e psicoterapeuta, che gestisce il centro – Stiamo parlando di 17 utenti su 18, una percentuale del 94 per cento. Viceversa il soggetto con disturbi della personalità, quello che comunemente definiamo malato, quest’anno non e’ presente nel nostro servizio. Un dato minimo ma rilevante, in quanto il campione è statisticamente ridotto. La tendenza, però, è significativa ed è confermata anche dall’altro dato che ci indica un solo uomo con atteggiamenti violenti e con dipendenza e abuso di sostanze stupefacenti”. Le sostanza non giustificano tali comportamenti. Si può sempre scegliere come agire.

Possiamo ancora rilevare da questo campione che gli autori di maltrattamenti che si sono rivolti allo sportello Margot Net “che la violenza è intergenerazionale – prosegue Magionami – Infatti dal nostro piccolo campione si rileva che l’ 33 per cento degli autori di violenza e maltrattamento ha subito a sua volta violenza diretta o assistita durante l’età infantile. Va detto che la violenza sulle donne è democratica: viene agita da persone di ogni livello sociale e culturale: uno 4 degli autori di maltrattamenti seguiti da Margot ha il diploma di scuole media. Tutti gli altri hanno il diploma di scuola superiore o laurea”.

Dopo questo secondo anno di lavoro si può fare anche il bilancio dei risultati ottenuti: “I percorsi conclusi sono 5 – spiega Magionami – 9 utenti stanno continuando a fare il percorso psico-giuridico all’interno dello sportello, 2 sono stati inviati ai servizi sul territorio, dato che non erano in grado di spostarsi autonomamente dalla sua città d’origine per seguire il nostro programma. Due  persone sono state inviate a professionisti o strutture competenti per iniziare un percorso di psicoterapia personale. 

“L’esperienza maturata nel corso di questo anno allo sportello  – sottolinea l’avvocato Emanuele Florindi – ci conferma che la violenza domestica rappresenta, nella maggior parte dei casi, una scelta. Le ragioni che portano l’autore del maltrattamento a scegliere questa strada sono tante: carenze culturali, paura, ignoranza dei diritti altrui, incapacità di leggere i propri sentimenti e quelli dell’altra, difficoltà a reggere emotivamente le frustrazioni. A nostro avviso la diffusione della cultura del rispetto rappresenta oggi la prima e principale arma per combattere questo tragico fenomeno”.

“I numeri sono inevitabilmente piccoli, in quanto l’associazione lavora esclusivamente con professionisti che declinano le proprie competenze verso il sociale e lo fanno in maniera gratuita – sostiene Massimo Pici, vicepresidente dell’associazione Libertas Margot – ma sicuramente il segnale che siamo riusciti a dare è molto importante e indica che abbiamo cominciato a creare un cambiamento culturale nella nostra regione innegabile”.

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