Apr 042017
 

Vi segnaliamo un importante articolo del prof. Luigi Cancrini, pubblicato il 5 ottobre sull’Unità, in cui si denuncia la carenza delle Istituzioni Politiche nel farsi carico della situazione di disagio in cui versano i bambini vittime di violenza e abuso sessuale. A questi bambini viene negato il diritto fondamentale alla cura, perché ormai da tempo il personale delle ASL e dei Servizi Sociali è in grave carenza di organico e i servizi di eccellenza, laddove esistano, vengono chiusi, come è accaduto di recente a Roma nel caso del Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia, Centro Cismai in attività dal 1998 che è chiuso dal febbraio di quest’anno.

“Non è facile dirlo e non è facile darsene conto fino in fondo ma il punto da cui dobbiamo partire commentando le storie dei due ragazzini venuti alla ribalta della cronaca ieri a Roma e ad Asti è senza dubbio quella della paurosa carenza, e in molte parti d’Italia, della completa assenza, dei servizi di cui bambini e ragazzi infelici come loro avrebbero bisogno. E diritto, se il nostro fosse davvero un paese civile. Che cosa intendo dire?

In un documento redatto per il Garante Nazionale dell’Infanzia e presentato in pompa magna al Senato più di due anni fa da un gruppo di esperti dei problemi legati al maltrattamento e all’abuso sui minori, avevamo sottolineato ancora una volta la necessità, nota a tutti coloro che lavorano in questo settore, di intervenire a favore dei minori abusati e maltrattati non solo con delle energiche, immediate e sicure azioni di tutela ma anche con un ascolto e con la attenzione psicoterapeutica necessarie per la elaborazione del trauma cui questi minori sono stati sottoposti. Nulla di quello che allora per l’ennesima volta fu detto, tuttavia è stato attuato.

A Roma, dove l’unico Centro che questo tipo di cure aveva offerto a qualche migliaio di bambini e di ragazzi è stato chiuso, per gravi inadempienze burocratiche e per la sostanziale indifferenza dei responsabili politici, ormai da due anni e dove accade che un singolo assistente sociale, spesso precario, abbia sulle sue spalle l’affido, da parte del Tribunale, di diverse centinaia di minori ma in tutto il paese, con rare eccezioni, perché il Centro che a Roma almeno c’è stato in tante città non è stato neppure immaginato e perché l’insufficienza drammatica del personale dei servizi sociali costituisce dappertutto una di quelle emergenze di cui ormai non si parla più. Per sfinimento? Per sfiducia nella politica, locale e nazionale, e per la debolezza di una stampa che si ricorda dei bambini abusati e maltrattati solo quando fanno notizia.

Lo dico e lo ripeto per l’ennesima volta, abbiamo leggi dure anche se non sempre facili da applicare contro gli abusanti e i maltrattanti ma non abbiamo servizi in grado di curare e tutelare i bambini e i ragazzi abusati e maltrattati. Sembra se ne sia accorta l’Assemblea regionale Siciliana dove per iniziativa del Pd si sta immaginando di dare vita ad un Centro per loro in ogni provincia. Ma abbiamo anche, mi riferisco qui al caso di Asti, servizi a volte anche bene organizzati per curare i tossicodipendenti e i pazienti psichiatrici che si disinteressano, quasi per principio, del fatto che i loro utenti abbiano dei bambini e che non hanno l’abitudine di contattare, quando ce ne sarebbe un bisogno serio, i servizi sociali del territorio. Perché ne conoscono la precarietà e l’insufficienza? Perché manca ai loro operatori l’idea per cui chi lavora con un utente non ha a che fare con un tossico o con un matto ma solo e sempre con una persona umana e dunque, inevitabilmente, con il complesso insieme delle sue relazioni. L’uomo è l’insieme dei suoi rapporti familiari e sociali, aveva detto qualcuno. E aveva ragione. Come ci dice oggi, dolorosamente, la bambina di Asti.

Sarebbe un errore grave, tuttavia pensare che casi come quelli venuti alla luce ieri siano casi eccezionali. Bambini e ragazzi maltrattati e abusati in vario modo ce ne sono purtroppo molti in tutto il paese. Posso, rivolgendomi personalmente a una donna come Maria Elena Boschi, chiederle di riflettere sulle iniziative che si potrebbero prendere per dare anche a loro le “pari opportunità” che tanto si è fatto giustamente per riconoscere alle donne ed agli omosessuali? I bambini hanno meno modo di farsi sentire, quelli che parlano per loro sono solo i fatti di ordinaria violenza di cui tanti di loro sono vittime. Ascoltarli, tuttavia, è necessario. E anche, mi si permetta di dirlo, molto urgente”.

 Da ‘Cismai’ – 6 ottobre 2016

http://cismai.it/lurgenza-di-ascoltarli-un-articolo-del-prof-luigi-cancrini-psichiatra/

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