Apr 142020
 

Da “Lettera43”. 08.04.2020

Le richieste d’aiuto da parte delle donne bloccate in casa con il proprio aguzzino sono aumentate ovunque: dal 25% della Gran Bretagna al 30% della Francia. In Spagna alcuni alberghi diventano rifugi. Mentre in Turchia è allarme femminicidi. Lo scenario.

Mentre il mondo è impegnato a fronteggiare la pandemia da coronavirus, le vittime di violenza costrette alla quarantena vivono un doppio, silenzioso dramma.

Restare a casa con i propri aguzzini è una condanna per queste donne, sottoposte a violenze psicologiche, manie di controllo, botte. Se la necessità è quella di fuggire, però, trasgredire alle misure anti-contagio è permesso, come hanno ricordato a Lettera43.it la deputata Lucia Annibali e l’associazione Differenza Donna. La ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti si è detta soddisfatta per gli emendamenti al Dl Cura Italia votati all’unanimità nella Commissione d’inchiesta sul femminicidio del Senato circa il reperimento degli alloggi necessari alle vittime che fuggono dalla violenza domestica.

Ma nel resto del mondo, dove il lockdown è iniziato più tardi rispetto all’Italia, come vanno le cose? Per quanto riguarda la violenza domestica, piuttosto male. Quella che si sta delineando è un’emergenza nell’emergenza. I numeri di aiuto stanno ricevendo un enorme numero di segnalazioni, davanti alle quali i governi sono impreparati.

Le Nazioni Unite hanno chiesto un’azione urgente per combattere l’ondata mondiale di violenza domestica. «Esorto tutti i governi a prendere misure per prevenire la violenza contro le donne e fornire rimedi per le vittime come parte del loro piano d’azione nazionale contro Covid-19», ha scritto il segretario generale António Guterres su Twitter. Ma è già tardi, ha fatto notare il New York Times, sostenendo che i governi non sono stati in grado di prepararsi all’emergenza. Ora si sta facendo il possibile per offrire servizi a chi è a rischio. Ma ricordiamo che sono tantissime le vittime di violenza che in questo periodo non riescono a chiedere aiuto perché sempre a fianco del proprio carnefice che mantiene su di loro un controllo totale. «Terrorismo intimo», lo definiscono gli esperti

QUANDO L’ISOLAMENTO AUMENTA GLI ABUSI

Il Nyt racconta la storia di una 26enne cinese: mentre le città del Paese imponevano il lockdown, si è trovata intrappolata in un crescendo di discussioni con suo marito, con il quale era costretta a trascorrere 24 ore al giorno nella loro casa nella provincia di Anhui, nella Cina orientale. Il primo marzo, mentre la donna teneva in braccio la figlia di 11 mesi, suo marito ha cominciato a picchiarla con il seggiolone facendola cadere a terra con la piccola. La donna ha raccontato di essere stata vittima di maltrattamenti per tutti i sei anni della relazione, ma che l’isolamento aveva peggiorato le cose.

IN SPAGNA APERTI GLI ALBERGHI PER OSPITARE LE VITTIME DI ABUSI

In Spagna per ovviare alla carenza di posti nei rifugi per donne maltrattate e figli si sono aperte le porte degli alberghi. È una delle misure adottate con un decreto reale che rafforza la protezione delle vittime di tutti i tipi di violenza di genere, comprese le vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale, durante la quarantena. «Dobbiamo continuare a proteggere le nostre donne e di mettere in campo tutte le risorse necessarie», ha detto la portavoce dell’esecutivo spagnolo María Jesús Montero. In Spagna, il numero di emergenza per violenza domestica a marzo ha il 18% di chiamate in più nelle prime due settimane di blocco rispetto allo stesso periodo del mese precedente. Con l’aiuto delle associazioni femminili, il New York Times ha contattato donne spagnole bloccate a casa con un marito o un partner violento e condotto interviste su WhatsApp. Una di loro, Ana, regolarmente abusata dal partner, ha raccontato la totale sorveglianza alla quale è sottoposta: se lei cerca di chiudersi in una stanza, lui prende a calci alla porta finché non la apre. «Non posso nemmeno avere la privacy in bagno», ha scritto in un messaggio inviato al quotidiano a tarda notte.

I RITARDI BRITANNICI NELL’AFFRONTARE L’EMERGENZA

Nel Regno Unito l’helpline del National Domestic Abuse ha visto un aumento del 25% delle chiamate e delle richieste di aiuto online dal momento del blocco, ha confermato alla Bbc l’associazione Refuge, l’ente che gestisce la linea di assistenza. Una donna, fuggita dal suo molestatore, ha raccontato che la sua vita con il lockdown era diventata intollerabile: aveva subito abusi psicologici e fisici da parte del suo partner per sei mesi ma con il blocco le cose sono peggiorate notevolmente. Il 23 marzo il New York Times aveva contattato il ministero degli Interni britannico chiedendo quali misure sarebbero state adottate per fronteggiare la violenza domestica. Il ministero aveva risposto che sarebbero state disponibili solo i centri già esistenti di consulenza e supporto. Il governo ha successivamente pubblicato un elenco di hotline e app, ma solo una è stata appositamente studiata per la crisi da Covid-19.

FRANCIA, ATTENZIONE ALLE BARRIERE LINGUISTICHE

Il 2 aprile la polizia francese ha denunciato un aumento nazionale di circa il 30% delle violenze domestiche dall’inizio del lockdown. L’attrice Jane Birkin – residente in Francia da tempo – è il volto di una nuova campagna con cui si invitano le vittime di violenze che parlano solo inglese a cercare aiuto. Questo perché, nonostante le numerose iniziative lanciate dal governo francese, la barriera linguistica potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo. Per lo stesso motivo l’organizzazione Women for Women France ha lanciato una propria campagna di sensibilizzazione in una varietà di lingue.

TURCHIA: ALLARME PER L’AUMENTO DEI FEMMINICIDI

Con l’isolamento forzato cresce la preoccupazione anche in Turchia. Secondo le statistiche rese note dal dipartimento di polizia di Istanbul, con la riduzione della circolazione nel mese di marzo si è registrato su base annua un calo dei reati del 14,5%, dai furti agli omicidi, ma un aumento del 38,2% degli episodi segnalati di violenza domestica, che sono passati da 1.804 a 2.493. Un dato che si aggiunge a quello della piattaforma Fermeremo i femminicidi, secondo cui dall’11 marzo – quando le autorità turche hanno invitato i cittadini a rimanere a casa – alla fine del mese sono state uccise almeno 21 donne. Nell’intero mese, invece, i femminicidi sono stati almeno 29, con nove casi considerati sospetti. L’ong ha chiesto alle autorità di introdurre misure specifiche di tutela per le donne in un Paese in cui nel 2019 i femminicidi erano stati 411.

L’ARGENTINA ESENTA DALLA QUARANTENA LE VITTIME DI VIOLENZA

In Argentina le donne e i membri della comunità Lgbt vittime di violenza sono esentati dal rispetto della quarantena. La disposizione, firmata dalla ministra delle Donne, generi e diversità, Elizabeth Gómez Alcorta, permette in sostanza di uscire di casa per poter presentare denuncia o per chiedere aiuto.

BRASILE: CAMPAGNA SOCIAL PER METTERE IN GUARDIA GLI AGGRESSORI

In Brasile l’associazione femminista O Que Nao Nos Disseram (Quello che non ci hanno detto) ha lanciato su Instagram una campagna per garantire alle donne vittime di violenza all’interno delle loro case il diritto di rifugiarsi dove si possano sentire sicure, e di poter denunciare chi le aggredisce. In un post sui social, l’associazione ha pubblicato la foto di un biglietto appeso nell’ascensore di un palazzo di San Paolo, con un doppio messaggio: uno per gli aggressori e un altro per le vittime. Ai primi, si ricorda che «con o senza pandemia, la violenza contro le donne è un crimine, e non potrete nascondervi dietro al Covid-19: abbiamo gli occhi aperti e chiameremo la polizia!». In quanto alle vittime, il messaggio è che «non siete sole» e «se avete bisogno di aiuto, potete venire all’appartamento 602». «Potete gridare, potete chiedere aiuto, la nostra porta è aperta per voi». A Rio de Janeiro i casi denunciati di violenza domestica sono cresciuti del 50% dall’inizio dell’emergenza coronavirus, secondo i registri delle autorità giudiziarie, citati dai media brasiliani.

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