Ott 222019
 

Da “La Repubblica”. 19.09.2019

Nata in Italia da genitori marocchini, ha superato l’esame: “Scelta di libertà”.

Ha superato l’esame di Stato martedì mattina. Trentun anni, un lavoro, un marito e un bimbo piccolo, dopo mesi di sveglie all’alba per passare l’orale alla fine ce l’ha fatta. Sara Mourchid,  figlia di genitori marocchini, ma nata e cresciuta in provincia di Teramo, è la prima avvocata abilitata di Bologna a portare il velo. Proprio qui, nella città dove solo due anni fa una praticante fu allontanata da un’aula del Tar perché aveva il capo coperto.

«Fare l’avvocato è sempre stato il mio sogno – racconta – sin da ragazzina ho sempre cercato di aiutare amici e parenti». Il velo invece l’ha messo da adulta, quattro anni fa. «Ho sentito il bisogno di testimoniare in maniera più forte il mio sentire religioso, la mia cultura, le mie origini, ma ci sono ancora molti pregiudizi, specie in ambito lavorativo». Qualche esempio? «Ho fatto un tirocinio in Procura al fianco di un pubblico ministero poi nell’avvocatura di Stato: malintesi ed equivoci erano all’ordine del giorno. In tribunale spesso mi scambiavano per l’imputato: a volte ci ridevo su, altre ci restavo male». I suoi arrivarono in Italia negli anni ’70, «quando ancora non c’erano frontiere e arrivare dal Marocco era come emigrare dal sud dell’Italia».

Di cinque fratelli, è stata l’unica ad aver proseguito gli studi e ad essere rimasta in Italia. Laureata a Teramo, ha fatto la scuola di specializzazione, la pratica e l’esame a Bologna. Non si è mai sentita straniera, dice, fino al giorno della laurea. «Avevo una tesi sulle primavere arabe e mentre stavo sostenendo l’esame un professore mi chiese se a Tunisi si sarebbe mai potuta costruire la basilica di San Pietro. Gli risposi che non era più difficile che costruire una moschea in Italia e così il giorno della mia laurea si trasformò in una discussione da bar, che finì sui giornali. Tutto si concluse con le scuse del rettore, ma lì mi resi conto che l’integrazione che fino ad allora pensavo di aver raggiunto era solo apparente».

Ora lavora come consulente legale per una cooperativa che si occupa di accoglienza. «Aver superato quest’esame mi rende fiera per la mia comunità e per aver conciliato tutto: lavoro, casa, famiglia e studio». In futuro vorrebbe continuare ad occuparsi di diritti umani. «Una battaglia importante è quella per l’accoglienza. La politica strumentalizza questo tema, ma la sfida più grande è permettere alle persone di vivere in maniera dignitosa. Anche per chi un lavoro ce l’ha, restare in Italia è invece una corsa ad ostacoli: lo scoglio più grande è la burocrazia e spesso purtroppo si perde di vista l’aspetto umano. Dietro alle leggi c’è un mondo oscuro che gli italiani non conoscono. È facile gioire per il decreto sicurezza di Salvini, ma i cittadini non sanno quanta insicurezza si genererà per le strade: ostacolando la regolarità si crea solo emarginazione e disagio».

Il velo? «Per me indossarlo è una scelta di libertà, esattamente come non farlo. Non giudico e non vorrei esser giudicata. Sono scelte intime, tra sé stessi e il proprio dio». Alla collega sono giunte le congratulazioni del presidente dell’Ordine di Bologna Giovanni Berti Arnoaldi Veli, «sperando che atteggiamenti discriminatori visti in passato anche nella nostra città non si ripetano più».

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/09/19/news/sara_prima_avvocata_col_velo_a_bologna-236428303/?ref=fbpd&fbclid=IwAR3j7uAx7MVi_Hlyb1xicn5mQOMeg-PUi4HwQIjAwWh9zSCA78qOViyZtEU


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