Set 142019
 

Da “Lettera Donna”. 02.09.2019

A Milano Adriana Signorelli è stata uccisa dal marito. Il 28 agosto aveva denunciato l’ennesima aggressione. Ma le segnalazioni sono troppe. E non si è organizzati per gestirle: «Carenza drammatica» negli organici della Procura.

Dopo essere già stato arrestato per aver cercato di investire gli agenti della Questura intervenuti sul posto, è stato accusato anche di omicidio aggravato Aurelio Galluccio, 65 anni, marito di Adriana Signorelli, trovata uccisa con alcune coltellate nella sua abitazione di via san Giacomo alla periferia di Milano. Quel che è certo è che l’uomo, 65 anni, a cominciare dal 2012, aveva iniziato ad essere violento con la moglie tanto che, dopo le denunce, era andato a vivere altrove. E il 18 novembre del 2018 le aveva bruciato la porta del suo appartamento con del liquido infiammabile. Non solo: Adriana Signorelli aveva già denunciato un’ennesima aggressione da parte dell’uomo attivando quindi il codice rosso nella notte tra il 27 e il 28 agosto. La donna era infatti stata sentita dalla Polizia giudiziaria e le era stato consigliato di cambiare casa, cosa che lei aveva assicurato con la promessa, non mantenuta, che sarebbe andata a vivere dalla figlia per qualche giorno. E quello che è successo, il fatto che la donna sia morta nonostante avesse chiesto aiuto, fa luce su una gravissima carenza: «Qua nessuno vuole contestare il Codice rosso, dico che sta diventando un problema a livello pratico, il problema è come gestirlo, già ora ci sono 30 allarmi al giorno (ossia denunce o segnalazioni in Procura, ndr) e ciò ci impedisce di estrapolare i casi più gravi», ha detto il procuratore di Milano Francesco Greco, parlando coi cronisti dell’ennesimo femminicidio.

Tra i punti principali della nuova legge a tutela della violenza domestica e di genere, entrata in vigore il 9 agosto, oltre all’aumento delle pene, c’è l’obbligo per la polizia giudiziaria di comunicare al magistrato (il pm di turno) le notizie di reato di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate avvenute in famiglia o tra conviventi. E le vittime, secondo le nuove norme, devono essere sentite dal pm entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Già nei giorni scorsi, si era saputo che gli uffici della Procura milanese e, in particolare, quelli dei pm di turno sono stati sommersi da «una marea» di segnalazioni di presunti abusi, violenze o atti persecutori, giorno dopo giorno. E ciò ha causato ovviamente alcune «difficoltà» nella stessa gestione di segnalazioni e denunce. Greco ha chiarito oggi che già nel 2018 la Procura milanese ha gestito «5395 procedimenti» per «reati da codice rosso», quando non era ancora in vigore, ossia «2121 per maltrattamenti, 1151 per stalking, 574 per violenza sessuale e 34 per violenze su minori». E «se quest’anno si ripetessero quei numeri – ha aggiunto il procuratore – avremmo, come l’anno scorso, 15 ‘codici rossi’ al giorno, ma già ora (dall’entrata in vigore della nuova legge, ndr) si viaggia sui 30 allarmi al giorno e ciò impedisce di estrapolare i casi più gravi». Per Greco, in pratica, il ‘codice rosso’ è certamente «utile» ed importante nella sostanza, ma «il problema è come gestirlo» e si rischia di non riuscire ad “estrapolare i casi più gravi» dalla marea di denunce, anche perché tutti i casi per legge devono essere trattati «con urgenza». Il procuratore aggiunto Letizia Mannella, a capo del pool ‘fasce deboli’, ha spiegato che anche la carenza «drammatica» negli organici della Procura, ossia l’assenza di cancellieri e personale amministrativo, crea diversi problemi di gestione, perché i pm hanno tre giorni per sentire la presunta vittima di violenze e iscrivere il fascicolo.

https://www.letteradonna.it/it/articoli/fatti/2019/09/02/femminicidio-milano-codice-rosso/28906/?fbclid=IwAR3YX51sUten_VfpsWSs6NHRdJ-vjj74jI84P8j0kXApndkPReVkA1pgZcs

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