Set 132019
 

Da “Corriere della Sera”. 22.08.2019

Giovanna Zizzo e l’incubo del 2014: «Aveva 12 anni, ricordo tutto: il sangue, le mani. Ora giro per le scuole per insegnare che la violenza è sbagliata».

Cinque anni fa a quest’ora il tempo di Laura era già finito. Non aveva nemmeno 12 anni, Lauretta, e l’alba del 22 agosto 2014 fu l’ultima che respirò. Ogni volta che si avvicina questa data Giovanna Zizzo, sua madre, sente il peso dei ricordi aumentare, schiacciarla. «Non è che non ci pensi anche nel resto dell’anno» dice. «È che quando arriva il 22 agosto rivivo tutto daccapo in modo così intenso che mi pare stia accadendo di nuovo, adesso». La voce di suo figlio Emanuele riemerge da quella giornata orribile. «Mamma corri. Papà ha fatto una cazzata». Giovanna si rivede davanti a casa sua. «C’erano le ambulanze, i carabinieri, la gente. Sono corsa verso tutto quel caos con il cuore che non batteva più. Non sapevo ancora cosa fosse successo». Rivede lui, suo marito. «Era sulla barella, era ferito all’addome. Gli ho chiesto: cos’è successo?». Non ci fu nessuna risposta.

Il sangue sulle magliette

L’ufficiale dei carabinieri che la fece passare le disse: «La faccio entrare se mi promette che rimane calma». Lei ricorda se stessa mentre saliva le scale: «Ho visto prima Emanuele, poi l’altro mio figlio, Andrea: avevano le magliette sporche di sangue… Andrea era ferito. E poi ho notato quella mano insanguinata sul muro vicino l’uscio. Ho saputo dopo che era l’impronta di Marika, mia figlia, che all’epoca aveva 14 anni e che quella mattina rimase ferita. Era corsa fuori a chiedere aiuto ai vicini e si era appoggiata a quel muro, accanto all’uscio di casa nostra. Per ultima vidi uscire Lauretta, la stavano portando via, intubata…». Erano le sei e mezza del mattino. Roberto Russo, il marito di Giovanna, l’aveva appena accoltellata. Orgoglio ferito e senso di possesso lo avevano convinto a «punire» Giovanna con l’azione più crudele: uccidere la figlia più piccola. Perché sua moglie aveva osato lasciarlo. Si era presa una pausa dal loro matrimonio ed era andata a vivere dai suoi genitori per capire se voleva ancora stare oppure no assieme a lui, dopo averlo sorpreso a coltivare una relazione con un’altra donna.

«Caro diario»

«È colpa tua se io sto per fare questo» le scrisse lui su un bigliettino prima di affondare la lama nel petto di Lauretta. «Non mi hai perdonato. Perché se tu mi avessi perdonato tutto questo non sarebbe successo». Sono passati cinque anni. Marika porta addosso i segni delle coltellate di suo padre che se la prese anche con lei quando tentò di fermarlo. Lo bloccò Andrea (ferito non gravemente) e nella colluttazione Roberto Russo — ora ergastolano — rimediò una coltellata allo stomaco. Cinque anni e mille, un milione di ricordi. Giovanna è instancabile. Parla ai ragazzi nelle scuole per insegnare che la violenza si sceglie ed è sempre sbagliata. Insegue il sogno che Laura affidò al suo diario. «Caro diario — scrisse — ho un sogno nel cassetto… io credo che i sogni si possano realizzare». E il sogno era aprire un’associazione che si prendesse cura degli animali domestici. Giovanna organizza incontri, serate, eventi nel nome e in memoria di sua figlia. Chiede per lei che giustizia sia fatta fino in fondo. Oggi, dalle sue parti (a San Giovanni La punta, Catania) sarà una giornata speciale per Lauretta: una messa, un flash mob, una preghiera, una fiaccolata… «Lei sarà qui accanto a me» dice sua madre. «Non se n’è mai andata e finché avrò respiro non lascerò che venga dimenticata. La tengo in vita così, nei pensieri e nelle azioni che portano il suo nome». Se chiude gli occhi Giovanna la può quasi sentire: «Caro diario, ho un sogno nel cassetto…»

https://www.corriere.it/cronache/19_agosto_22/catania-cinque-anni-fa-laura-russo-uccisa-padre-mamma-vivo-esaudire-suoi-sogni-41077c36-c44b-11e9-b4f3-f200f033f7a0.shtml?fbclid=IwAR2LdM7ezCKGCGgieZErBXoMU6faxpUBPcLwQPmBZkCjCHIiivBWC8Bvi1Q


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