Dic 232015
 

COMUNICATO STAMPA

Alla vigilia di Natale 2011 una ragazza fu picchiata e violentata da un uomo dopo la discoteca. Il processo ha subìto molti rallentamenti, non c’è ancora una sentenza e in secondo grado rischia la prescrizione

L’appello delle associazioni che si occupano di violenza di genere,  Libertas Margot, Centri Antiviolenza, Progetto Donna, Liberamente donna, Il Coraggio della paura, Rete donne antiviolenza

“Non spegnere i riflettori sul caso dello stupro di Natale e arrivare a una sentenza certa”

 

Il 24 dicembre di quattro anni fa un perugino di 25 anni promise di accompagnare a casa una ragazza dopo una serata in discoteca. Invece, quell’uomo, deviò con la macchina in un luogo isolato, fece scendere la giovane dall’auto e la trasformò in un oggetto su cui scaricare la sua violenza. Botte, botte, botte e ancora botte ridussero quella giovane in una maschera di sangue. Non fu abbastanza, perchè poi, quell’uomo, le agì anche una brutale violenza sessuale. 

L’uomo, arrestato in flagranza di reato, fece venti giorni di carcere e un altro periodo ai domiciliari in una casa famiglia. Da allora è libero in attesa di sentenza.

Il 24 dicembre di quattro anni fa una ragazza perugina di 20 anni accettò il passaggio a casa di un giovane che le aveva presentato un amico e per lei fu l’inferno.

Oggi, a quattro anni dal fatto, il processo è ancora molto lontano dall’essere concluso e, in appello, c’è il rischio concreto che cada in prescrizione.

Le associazioni di Perugia che si occupano di violenza di genere accolgono la richiesta della vittima di avere giustizia, chiedono che non si spengano i riflettori sul caso e che si arrivi a una sentenza certa.

La vittima della violenza, difesa dall’avvocato Matteo Giambartolomei, pur essendo stata seguita dalla famiglia e da specialisti che l’hanno aiutata a elaborare il trauma, ha pagato per tutti questi anni le conseguenze della violenza subita e, ancora, oggi, aspetta giustizia, aspetta una risposta da parte della Stato a cui si è rivolta con fiducia e coraggio, anche per dimostrare a tutte le vittime che hanno subito in silenzio che non è tutto inutile, che si può arrivare ad avere giustizia.

Come associazione che si occupano di violenza di genere chiediamo che si faccia di tutto perché il processo non cada in prescrizione.  Non sarebbe accettabile, in caso di condanna, che un uomo che ha violentato una ragazza la possa fare franca mentre la vittima, che ha già dovuto affrontare tanto dolore, fisico e psichico, che continua ad essere segnata dalla violenza, non abbia giustizia. Una giustizia che, comunque, non la ripagherà mai del tutto il dolore e il trauma che l’hanno segnata.

Le associazioni che si occupano di violenza di genere, Libertas Margot, Centri antiviolenza, Progetto donna, Liberamente donna, Il Coraggio della Paura, Rete Donne Antiviolenza si impegneranno anche perchè i riflettori rimangano accesi sul caso, organizzando altre iniziative da qui a giugno, quando ci sarà la prossima udienza del processo e perchè si arrivi nel più breve tempo possibile a una sentenza.

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