Nov 062015
 

3a Conferenza mondiale dei centri anti violenza L’Aia 3-6 novembre 2015

3rd World conference Women’s Shelter

Parlate donne, parlate. Parlate e denunciate gli stupri, gli abusi subiti. Parlate e siate visibili. Fatevi vedere, fate conoscere i vostri desideri, ma, anche, le vostre competenze, le vostre capacità. 

Ecco un altro tema che emerge dalla terza conferenza mondiale dei centri antiviolenza. Un tema che in certe parti del mondo può sembrare superato, antiquato, eppure stando là, fra mille donne di ogni parte del mondo, ci si rende conto di come sia necessario non dare nulla per scontato, di come sia fondamentale non fare mai passi indietro, non distrarsi, non mollare nemmeno sui quei principi che sembrano assodati. Speak out lo grida Linor Abargil, modella israeliana che quattordici anni fa, nel 1998, fu violentata a Milano due mesi prima di diventare Miss Mondo. Ribattezzata Miss Coraggio Linor ha denunciato il suo stupratore (durante la conferenza vengono proiettate le immagini del processo e la testimonianza della madre della modella, che racconta le dolorose confidenze che le fece la figlia dopo aver subito lo stupro). Oggi è diventata un’avvocata che gira il mondo per difendere le vittime di stupri e per ivitarle a denunciare: dal Sud Africa, dove la percentuale delle ragazze violentate è molto alta ai campus dei college americani, dove il fenomeno della violenza sessuale contro le ragazze non si riesce a contenere. 

Sul grande schermo scorrono le immagini di una ragazza olandese che racconta di come sia stata conquistata da un uomo per la sua gentilezza (si era fatto avanti la prima volta, regalandole una scatola di cioccolatini)ma di come, nel tempo, la relazione fosse divenata violenta e l’uomo l’avesse venduta ai trafficanti di corpi, facendola diventare una prostituta. La giovane racconta delle ferite psicologiche ancora vice ma anche della voglia di ricominciare e di lavorare per poter ricominciare. Un percorso simile a quello di un’altra donna, madre di due figli, in un fuga dalle violenze del marito, che nel rifugio dove viene accolta trova gli strumenti per aprire una propria attività economica. Storie di donne che ce l’hanno fatta. Anche storie di donne straordinarie, che hanno contribuito a cambiamenti epocali, come l’australiana Ludo McFerran, pioniera dei centri antiviolenza, dei diritti delle donne e dei bambini vittime di violenza, ha contribuito alla creazione di leggi in materia di lavoro che tutelano le donne dalla violenza e che concedono loro diritti per un miglioramento della qualità del lavoro, che oggi tutelano due milioni di lavoratrici. O come Maria Balikungeri, fondatrice della rete della donne in Ruanda, ideatrice del progetto del Policlinico della speranza, che utilizza un approccio olistico alle esigenze mediche e psicosociali alle sopravvissute, oltre che un approccio economico e giuridico. Possiamo solo immaginare quanto sia stato difficile per lei essere visibile.

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